Quello che i soldi non possono comprare

Quello che i soldi non possono comprare

QUELLO CHE I SOLDI NON POSSONO COMPRARE – di Michael Sandel, ed. Feltrinelli

 da www.eticanews.it

Il denaro deprezza il bene acquistato

Non c’è mercato per i beni morali

Il denaro non può comprare beni morali. E tentare di farne un mercato corrompe i comportamenti virtuosi. Ci voleva un filosofo, al festival dell’economia di trento, per dare una risposta a porsi una domanda particolarmente scomoda, ma quanto mai attuale: «vogliamo una società  in cui tutto è in vendita oppure ci sono beni morali, civici, che il mercato non può e non dovrebbe acquistare?».

Secondo michael sandel, professore alla harvard university e autore di numerosi libri, â«l’economia, come scienza, deve cambiare. Non bisogna porsi domande soltanto sull’efficienza economica, quanto piuttosto se i meccanismi che si vogliono introdurre nel mercato eroderanno le norme sociali. E, se questo avviene, dobbiamo chiederci se l’aumento di efficienza vale la perdita di questi comportamentiâ».

Per dimostrare le sue tesi michael Sandel ha portato una serie di esempi. «Oggi ci sono poche cose che il denaro non può comprare. In alcune carceri possiamo comprarci una cella migliore, in certi parchi divertimento possiamo saltare la fila, ci sono società  di pubblicità  che, in america, vendono spazi pubblicitari sul corpo delle persone». In sostanza, negli ultimi anni, si è passati senza rendersene conto â«da un’economia di mercato a una società  di mercatoâ». E la differenza è sostanziale: â«la prima – ha spiegato sandel – è uno strumento per organizzare la produzione, la seconda è una società  dove tutto è in vendita, dove il pensiero di mercato permea tutte le sfere del vivereâ».

Ci sono alcune cose che il denaro non può ancora comprare. Una di queste è l’amicizia: â«possiamo comprare degli amici – dice sandel – ma il denaro depaupera questa amicizia del suo valoreâ». Soprattutto il denaro cambia la natura del bene acquistato, lo deprezza. Introdurre un meccanismo di mercato nella vita sociale potrebbe cambiare le dinamiche. E qui gli esempi portati da michael sandel sono numerosi. Alcune scuole in america si sono messe a pagare gli studenti in cambio di bei voti (non il contrario come è accaduto in italia con gli studenti che pagano i professori per essere promossi) o di libri letti. Una scuola israeliana ha introdotto una multa per i genitori che arrivavano in ritardo a prendere i loro figli.

Ebbene, in molti casi, si sono ottenuti effetti diversi da quelli previsti. Nel caso della scuola israeliana sempre più genitori sono arrivati in ritardo, perché quando non c’era la multa si sentivano in colpa se arrivavano in ritardo, dopo avevano invece la percezione di pagare un servizio. La scuola ha sospeso la multa, ma il numero dei genitori in ritardo è aumentato: â«questo – ha spiegato sandel – ci suggerisce che una volta introdotti gli incentivi in un mercato, questi corrompono gli atteggiamenti non basati sul mercato, come il senso di responsabilità , e non è così facile invertire la rotta. La condotta, le regole morali possono essere svilite dal mercato e poi non è così facile ripristinarle. Il mercato non è neutro, contrariamente a quanto sostenuto, non lascia immutato il mondo. Dobbiamo quindi porci il problema se le regole economiche che introduciamo eroderanno le norme socialiâ».

Uno degli esempi più famosi di mercato che elimina i valori è quello della donazione del sangue: «in inghilterra il sangue si può soltanto donare, mentre negli usa si può donare o farsi pagare. Il sistema più efficiente è quello inglese: consentire un mercato del sangue elimina l’impulso altruistico di donare».

«Le regole economiche – conclude Sandel – non possono essere applicate alla virtù, alla generosità , alla solidarietà . I valori civici non possono essere consumati. Sono muscoli che, via via che si utilizzano, funzionano di più. Mentre, invece, il mercato ci ha abituato ad avere sempre meno occasioni di fare esercizio di virtù sociali e civili». Per Sandel, la domanda che dobbiamo porci è: «la questione posta dal mercato non è principalmente di natura economica, ma è di come vogliamo vivere. Vogliamo un società  in cui tutto è in vendita, oppure ci sono dei beni morali e civici che il mercato non può acquistare?».

Fausta chiesa

 

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