Dalle METEMPSICOSI di PITAGORA all’ETICA di SPINOZA

Dalle METEMPSICOSI di PITAGORA all’ETICA di SPINOZA

Questa breve analisi intende far emergere il messaggio filosofico soggiacente al tema delle metempsicosi attribuite a Pitagora. Rilettura ermeneutica necessaria perchè le dottrine pitagoriche sono state sempre tramandate in modo criptato, sono infatti delle conoscenze di tipo esoterico.                                                                                                                                                    Sono così due i messaggi conclusivi che ho colto e che vorrei condividere :

1)    Le storie delle metempsicosi di Pitagora rappresentano una via iniziatica di tipo intellettuale e questo amplifica ancor più il feeling intellettuale con la nostra istituzione. Infatti anche noi siamo attivati proprio da un percorso iniziatico; questo permette di accedere ad una diversa e più profonda forma di consapevolezza a cui segue , per necessità, un’aderente etica di conoscenza.

2)    La diversa conoscibilità e l’ etica conseguente rappresentano anche il fulcro del pensiero etico di B. Spinoza. E per questo, alcuni caratteri capisaldi massonici, i cosiddetti landmarks, sono stati anticipati magnificamente dal pensiero Spinoza, e forse ne sono stati anche ispirati.

Storicamente, in occidente le origini della teoria delle metempsicosi sono fatte risalire al VII secolo a.C. e coincidono con le origini della filosofia. In particolare sono considerati i capostipiti Pitagora e-o il suo maestro Ferecide.                                                                                                                     Il termine metempsicosi compare invece, per la prima volta, solo con Diodoro Siculo I sec. a.C. (Bibliotheca historica).   Infatti storicamente per 5 secoli era prevalsa l’opinione aristotelica; le metempsicosi erano associate alla cialtroneria; erano giudicate favolette senza valore esoterico.                                                                                    Solo a partire dal I secolo a.C. questo tema acquistò un incredibile fama ed interesse culturale, anche per la polemica religiosa che suscitò il loro accostamento alla resurrezione di matrice cristiana. Complessivamente, in questo periodo, comparvero una miriade di opere appartenenti sia al genere storico e filosofico, che a quello religioso e satirico che si rioccuparono delle rinascite pitagoriche.                                                                                                                          Come diretta conseguenza vennero coniate diverse nuove etimologie, che rendevano manifesta la folta molteplicità di significati e di interpretazioni quali, ad esempio, metensomatosi, apocatastasi, palingenesi, ensomatosi. Si occuparono di anima e rinascita, sia i cristiani che gli gnostici e gli stoici.                                                                                                                                                     Non solo la terminologia, ma anche la dinamica delle metempsicosi, ha trovato ampie differenziazioni in queste opere. Per tutte Pitagora era rinato più volte come pianta ed animale, ma riguardo alle rinascite umane, ci sono 2 filoni principali di versioni.                                                                                      Nella prima Pitagora racconta di aver avuto 4 vite pregresse, che in senso cronologico sono:                       Etalide – Euforbo – Ermotimo – Pirro (Alco in una versione alternativa).                                                                                       La seconda versione invece tramanda di una sola vita pregressa: Euforbo.                                                             Questi personaggi non si rifanno a uomini storicamente esistiti. Non reclamano il principio di aderenza alla storicità. Il significato è da ricercarsi dunque nelle vesti simboliche che questi stessi personaggi indossano.                                                                                                                                  Numerosi Autori, negli ultimi 2 secoli, hanno cercato di valutare in senso esegetico la storia delle rinascite pitagoriche. Primo tra questi E. Rohde, con Psiche. Poi tanti altri tra i quali M. Heidegger, H.G. Gadamer, K.                                                                                                                                       Molto recentemente, Graziano Biondi in ‘’ La favola di Euforbo e Pitagora’’ del 2009 compie un’esegesi raffinata e completa delle metempsicosi. Da quest’opera, in particolare, ho tratto moltissimo, sia riguardo ai personaggi protagonisti delle metempsicosi ed al loro significato, sia riguardo alle successive conclusioni filosofiche.

 

PERSONAGGI DELLE VITE PREGRESSE E LE LORO VALENZE SIMBOLICHE IN SINTESI                                                                  

ETALIDE è la prima vita pregressa (detto “ il fuliginoso”: verosimilmente un richiamo alla persona, coperta di cenere, che porta i resti del corpo divorato dai Titani di Dioniso, nei rituali dionisiaci).                                                                                                                                                          Mitico personaggio delle Argonautiche scritte da vari Autori tra i quali Apollonio ( III sec. a. C. ), Igino, Pseudoapollodoro.                                                                                                                                             Gli Argonauti sono gli eroi che, sotto la guida di Giasone, furono i protagonisti di una delle più note e affascinanti narrazioni della mitologia greca: l’avventuroso viaggio a bordo della nave Argo, che li condurrà nelle lontane terre della Colchide ( l’attuale Georgia occidentale ) alla riconquista del vello d’oro ( datazione circa X sec. a.C. ).                                                                                                                                                                                                        In questi racconti mitici Etalide è un valoroso guerriero, che svolge delicati incarichi da messaggero e permette di superare con successo la prima(a Lemnos) e l’ultima tappa(a Ea) per la conquista del vello da parte di Giasone.                                                                                                                                                                  Eraclide Pontico ed tanti altri AA delle metempsicosi pitagoriche, raccontano inoltre che Etalide sia anche uno dei figli del Dio Hermes. Hermes, il dio araldo accompagnatore delle anime, il dio inventore della scrittura, della memoria, delle muse.                                                                                           Hermes offre all’argonauta la possibilità di esaudire un qualsiasi desiderio, escludendo quello di diventare immortale. Etalide sceglie di conservare, post mortem, la memoria. Sarà proprio questa la chiave e che permetterà a tutti i personaggi successivi di accedere ai ricordi delle precedenti trasmigrazioni.                                                                                                                                                      In un certo senso Etalide ha, con furbizia, “giocato” suo padre Hermes; non ha infatti chiesto l’immortalità per se stesso, ma ha comunque ottenuto di avere accesso ad una conoscenza divina e quindi eterna.                                                                                                                                                           La memoria è considerata la prima sapienza della scuola pitagorica. Pensiamo a quanto fossero di primaria importanza gli esercizi mnemonici, per gli allievi delle scuola Pitagorica.                                                                                                                                                    Essa permette il superamento della morte. Rappresenta la capacità intellettiva necessaria per poter accedere alla conoscenza consapevole dell’anima. Consapevolezza che nasce da una forma intuitiva che è al di fuori della oggettività e che quindi non è trasmissibile verbalmente. Anche Kierkegard nel suo ‘’Aut aut’’ nel 1843, coglie l’importanza di questo passaggio. Infatti il suo personaggio, invitato ad operare la stessa scelta offerta ad Etalide, decide invece della memoria, per il riso. La risata viene indicata come il giusto atteggiamento filosofico, per poter sopportare il proprio dramma esistenziale. Ridere delle umane faccende è lo spirito giusto, che coglie l’illusorietà degli affetti umani ma senza soffrire il dolore pervasivo eccessivo, proprio del senso tragico greco.

EUFORBO (etimologicamente significa “ben nutrito”); è il personaggio principale, anzi l’unico per la più diffusa delle due versioni, quella ad una sola metempsicosi. Da solo, questo personaggio, deve quindi riassumere il significato esegetico delle vite pregressi di Pitagora.                                                     Rappresenta l’eroe omerico, il guerriero bello e valoroso, difensore di Troia, esecutore diretto degli ordini del dio apollo.                                                                                                                                        Ferirà colpendolo alle spalle Patroclo, che combatte con le armi di Achille. Patroclo verrà poi finito da Ettore. Euforbo, seguirà presto la stessa sorte e sarà succiso da Menelao, che lo colpisce con la spada, alla base del collo. Lo scudo di Euforbo, o di Menelao a seconda delle versioni, verrà posto nel tempio di Apollo o di Era. Sarà proprio l’incisione nascosta sullo scudo che solo Pitagora conosce, che gli permetterà di dimostrare di essere già stato Euforbo.                                                                                                                                                                   Se per Omero Euforbo è il solerte e fedele soldato, per gli Autori delle rinascite pitagoriche invece è un eroe bifronte; guerriero ma che post-mortem diventa anche anima capace di ricordare le sue pregresse reincarnazioni in animali e piante e , per alcuni Autori, di ‘’essere stato’’ Etalide.                                                                                                                                                                                     In questa vicenda la protagonista della simbologia occulta è la morte.                                               La morte come caposaldo dell’ iniziazione; indispensabile per raggiungere un più elevato stadio di consapevolezza. Morte intesa come ulteriore rinascita. Evidente l’analogia con i riti antichi dell’antichità e con l’iniziazione della nostra organizzazione.                                                           Evidenzia la necessità di vivere una vita di conoscenza al di fuori del ruolo imposto dalla società; Euforbo per poter ricordare le metempsicosi pregresse ed aspirare ad una vita di conoscenza deve superare le maschere dell’io. La violenza e la disciplina del guerriero, che prima lo animavano sono ora, alla luce di questa nuova consapevolezza, solo affetti banali ed illusori. Deve disgregarsi l’identificazione dell’io ai suoi ruoli ed alla conoscenza compiuta attraverso il principio di individuazione.                                                                                                                                       Il richiamo intellettuale è al culto della Grande Madre e di nuovo ai misteri orfici-dionisiaci.

ERMOTIMO di Clazomene (“onore di Hermes”) , rappresenta il terzo personaggio della versione a 4 vite pregresse. Forse fu il maestro di Anassagora.                                                                                         Per gli Autori successivi delle metempsicosi diventa lo stregone dotato di un’anima divina, in grado di abbandonare il corpo ed intraprendere dei viaggi dal sapore alchemico.                                               Diviene l’uomo libero, il sapiente capace di non farsi coinvolgere dalle passioni terrene, e di poter accedere alla conoscenza dell’anima universale, che soggiace nel mondo delle idee.                                                   I percorsi spirituali che compie sono viaggi pericolosi. Mentre l’anima vaga ed accede nel mondo privo delle connotazioni di spazio tempo, il suo corpo rimane immobile e incapace di difendersi.                                                                                                                                                                   Nel suo ultimo viaggio spirituale, il suo corpo “ibernato”, viene scoperto dai suoi concittadini, che spaventati lo bruciano e sul luogo del rogo, successivamente, costruiscono tempio.                                                             Questa fine attesta il grave pericolo a cui ci si sottopone nell’ aderire al gnoti seauthon; le società infatti pervicacemente osteggiano questa inclinazione.                                                                                                                             PIRRO ( “fuoco” ) è la quarta vita e precede Pitagora. E’ il 4 che si compie nella tetractys. E’ un pescatore che vive una vita semplice a sull’isola di Delo ( l’isola di Apollo ) e che ricorda tutte le pregresse peregrinazioni. A testimonianza della scarsa importanza dei ruoli dell’io nella impegnativa ricerca del “conosci te stesso”. Rappresenta il fuoco, la luce che rimanda all’epopteia. La visione che veniva promessa ai partecipanti ai grandi misteri Eleusini e che avrebbe permesso all’anima di godere di migliore sorte dopo la morte.                                                                                                PITAGORA (“annunciatore del Pizio”) è la quinta ed ultima tappa. Anche se per alcuni AA la vita di Pitagora termina con la sua divinizzazione ossia l’identificazione con lo stesso dio Apollo , in una sesta ed ultima metempsicosi ( Luciano di Samosata racconta anche una rinascita di Pitagora in un gallo ).                                                                                                                                   Pitagora rappresenta il culmine del percorso iniziatico .

SIGNIFICATO DELLE METEMPSICOSI

La storia delle rinascite, narrate in questa prospettiva, rappresenta una via iniziatica intellettuale.                                                                                                                                                      Cosa rappresentano le vie iniziatiche?                                                                                                                       Sono costruzioni mentali atta a fornire i concetti, le basi memiche necessarie ad intraprendere un percorso di autoconoscenza. Una specie di grimaldello psichico, capace di operare un risveglio.   E’ il cosiddetto “conosci te stesso”.                                                          Questo tipo di conoscenza non è per tutti perché sottointende l’esistenza di una verità non comunicabile attraverso l’uso delle metafore del linguaggio, nell’ambito della conseguenzialità logica della razionalità. Bisogna cambiare il tessuto mentale del pensiero stesso.                                                                                                                                                 E’ indispensabile invece un’iniziazione esoterica. E’ necessario sconvolgere l’equilibrio dell’io, sintonizzato alle leggi dello spazio-tempo.                                                                                                                                                                               I meccanismi di iniziazione per accedere a queste consapevolezze, sono stati, conseguentemente, volti ad indebolire le strutture dell’io e del pensiero razionale.                                                             Queste vie di iniziazioni che tipo di consapevolezza inducono?                                                                                             La prima intuizione da cogliere è che qualsiasi forma di conoscenza non possa essere assoluta: in quanto ponte di unione tra due mondi assolutamente distinti; il mondo dell’essere-del pensiero ed il mondo del divenire-della materia.                                                                                                       Questo presupposto è il fondamento dello scetticismo metodologico e della sospensione del giudizio. Corrisponde al Thauma, il senso di angosciante meraviglia, che sta alla base della nascita della filosofia.                                                                                                                                      La scoperta inquietante e scioccante di come il mondo fenomenico e l’idea dell’io, tanto ben apparecchiati nel tessuto del cosciente, siano invece ad un più intenso livello di consapevolizzazione, dei costrutti illusori.                                                                                                                            La seconda intuizione da consapevolizzare è che la coscienza stessa non rappresenta la totalità dell’essere pensante della mente; e anzi ne rappresenta una minima parte.                                           L’inconscio diventa ipotesi sentita con carattere di numinosità, di magica attrazione e con carattere di eternità.           Storicamente la civiltà classica greca, è stata una delle prime a sottolineare quale grave peccato fosse eleggere l’io, nella sua ridicola meschinità, signore dell’universo.                                                                                                                                                                        Per scongiurarlo aveva sviluppato due tipi di percorso iniziatico: una via mistica estatica ed una intellettuale.                                                                                                                                                              Nella prima, veniva ricercata l’estasi, ossia uno stato di coscienza alterato, che permettesse di accedere a forme di pensiero che eludessero la trama razionale.                                                                            Esempi di questi percorsi sono i riti dionisiaci.                                                                                                                                     C’è infatti una grande similitudine tra la storia del Dionisio Zagreo e le vite di Pitagora, come sottolinea Graziano Biondi, in “ la favola di Euforbo e Pitagora”.                                                                   Dioniso è un bimbo che viene perseguito dai Titani, a causa di Era. Dioniso cerca di sfuggire trasformandosi in pantera, serpente, toro (queste come le vite pregresse di Pitagora sono maschere – travestimenti che impediscono l’approfondimento estatico) e nascondendosi in una caverna (lo spazio tempo della razionalità).                                                                                                              I Titani cercano di attrarlo fuori con dei giochi; tra questi uno specchio. Dioniso (toro) lo osserva e si blocca in uno stato catatonico. L’immagine riflessa gli permette di cogliere l’illusorietà delle percezioni dei sensi. E’ proprio nella infrazione della maschera – del principio di individuazione che Dioniso coglie l’intuizione e la consapevolezza nascosta; il thauma.                                                                              Dioniso ne rimane scioccato, viene catturato e sbranato dai Titani. Lo smembramento di Dioniso rappresenta la metafora della decostruzione dell’io e del mondo fatto di oggettività causale operato dalla consapevolezza del thauma. L’anima prende forma dalla materia e contemporaneamente ne denuncia l’illusorietà.                                                                                                                   I riti dionisiaci trovano un analogo corrispettivo in riti più antichi; quelli dei Cabiri di Samotracia, dei Dioscuri di Creta, del culto egizio di Osiride, di Atum a Eliopoli, di Phtah a Menfi , di Ahvramazda a Babilonia.                                                                                                                                                                                                                          Il messaggio esoterico delle metempsicosi di Pitagora è il medesimo. Tantissimi infatti i riferimenti presenti ai riti dionisiaci (Dioniso-Apollo-Hermes).                                                                                 Qui però si utilizza una via iniziatica individuale di tipo intellettuale. Non viene ricercata l’estasi correndo nei boschi, sotto l’effetto di alcool e marjuana, come nei Komoi dionisiaci.                                           Cos’è dunque questo cambio d’identità?                                                                                                                                                E’ evidente che nelle metempsicosi non rinasca l’io, piuttosto un frammento di anima che corrisponde all’intelletto, la facoltà di conoscere ciò che è divino ed eterno. Il Pitagora che rinasce è il frammento di nous.                                                                                                                                    Qui per poter accedere a consapevolezza è necessario iniziarsi alla comprensione di cosa significhi la memoria ( intesa come facoltà intellettuale ), la morte iniziatica dell’io e la rinascita nella conoscenza dell’anima, che diventa così l’arbitro del destino ultimo dell’uomo .                                                                               Significa cogliere il disagio esistenziale celato nella domanda: cos’è la coscienza rispetto alla natura della psiche.                                                                                                                                             Questa storia cela quindi il proposito di evocare dei simboli arcaici, delle strutture archetipe; delle strutture mentali legate a forme di pensiero pregresse e non consce, che permettano di superare la forma mentis della razionalità.                                                                         Storicamente, da queste intuizioni, è scaturita la cosiddetta “teoria dell’intelletto”.                                                                                           E’ una filosofia gnoseologica ed ontologica; costituita dalla fede nel Kosmos, ossia l’esistenza di un ordine eterno rivelato al solo intelletto e non ai sensi.                                                                     Dalla dottrina della numerologia e della geometria.                                                                                                                                                                           Dalla fede nell’ananke: la negazione del libero arbitrio, l’incapacità del cosciente di oltrepassare il determinismo. E dall’hybris che diviene quindi l’unico peccato possibile: aderire ciecamente all’io ed al suo tessuto razionale.                                                                                                                                         La libertà per i pitagorici è una sorta di purificazione, il liberarsi dal vincolo di natura. Per seguire un’etica di corretta conoscenza è così obbligatoria un’inclinazione all’atarassia e il dedicarsi alla studio della matematica e della geometria.                                                                                               Per capire più profondamente questo passaggio possiamo attingere al pensiero di un grandissimo filosofo, le cui opere più importanti furono pubblicate postume nel 1677, 2 millenni dopo le metempsicosi di Pitagora e 50 anni prima delle pubblicazione delle Costituzioni redatte da Anderson del 1723, il Maestro Massone che ebbe modo di conoscere il suo pensiero. (John Theopilus Desaguliers)

BARUCH SPINOZA

E’ un filosofo olandese, esponente del razionalismo, del XVII secolo. Spinoza come Pitagora nel corpo di Ermotimo, pagò profumatamente il coraggio intellettuale di intraprendere il viaggio alla conoscenza di se stesso. All’età di soli 24 anni, per le sue idee filosofiche, giudicate “cattive opinioni ed orrende eresie” subì la scomunica dalla sinagoga di Amsterdam (bando tuttora in validità). Dovette abbandonare casa e città. Si tentò perfino di ucciderlo.                                                                                Spinoza però, a differenza della teoria duale pitagorica, è sostanzialmente monista.                                   C’è una sola sostanza e questa è la natura o dio. Pensiero e sostanza ossia spirito e corpo sono entrambi attributi di dio. Tutto è dio e dio è sprovvisto di intelletto e volontà. Dio è ancor meno antropomorfizzato.                                                                                                                                                Questa la diversità più rilevante con la dottrina pitagorica.                                                                                                                                       Leggere e comprendere il suo pensiero, rappresenta una via iniziatica intellettuale, come la storia delle metempsicosi. Via iniziatica anche per Spinoza stesso; infatti la sua vita è stata strettamente connessa alla sua filosofia.                                                                                                                                    Similmente alla teoria dell’intelletto anche Spinoza propone un’etica di conoscenza metafisica e nega il libero arbitrio. Bene e male sono frutto delle illusioni dell’immaginazione (humana figmenta).                                                                                                                                                             Simile anche la morale, a cui Spinoza dedica l’intero e ultimo capitolo della sua “Etica”.                                                                                               Per Spinoza come si acquista la libertà alla luce della consapevolezza della negazione del libero arbitrio?                                                                                                                                                                            Per Spinoza è la ricerca di se stessi, insieme all’istinto di auto conservazione, a guidare il comportamento degli uomini.                                                                                                                                                 Ma ci sono diversi tipi di conoscibilità; diverse forme di conoscenza, che forniscono idee a diverso grado di adeguatezza.                                                                                                                                                   Le idee meno adeguate sono quelle legate alla percezione dei sensi e delle parole; ossia la comune credenza nella teleonomia, la falsa sicumera che tutte le cose abbiano un fine, a cominciare dalle nostre stesse azioni.

La nostra sicurezza di poter essere liberi di agire è falsa; il cosciente non può superare il rigido determinismo della natura.                                                                                                                                                Le idee adeguate appartengono invece alla conoscenza vera della natura e sono ad esempio le intuizioni matematiche e geometriche e sono idee provenienti dal mondo dei sensi.                                                                                     Le idee adeguate ci avvicinano a conoscere la scienza intuitiva, l’unica forma di conoscibilità autenticamente corretta, quella che ci permette di conoscere direttamente dio o la natura.                                                     “Le cose sono concepite da noi come attuali in due modi: o in quanto le conosciamo esistenti con una relazione ad un tempo ed a un luogo determinati o in quanto le concepiamo contenute in Dio e derivanti dalla necessità della natura divina, queste sono vere e le concepiamo sotto specie di eternità” Etica,proposizione 29, Scolio.                                                                                                Essere uomini liberi, nell’ottica spinoziana, significa non avere più paura della morte, vivere continuativamente in buona fede, poter aderire al sentimento della fratellanza perché consapevoli della tragicità della condizione umana.                                                                                                                                                       Ma sopra ogni cosa, conoscenza per ottenere la libertà richiede amore verso qualcosa di immutabile ed eterno, sub specie aeternitatis.                                                                                                               In conclusione, per accedere alla scienza intuitiva, per essere uomini liberi, bisogna pensare al di fuori di spazio tempo e persona, quindi anche qui, come per la lettura esegetica delle metempsicosi, è richiesto il superamento di una sorta di gradino iniziatico.                                                                                     E proprio in questa diversa conoscibilità il monismo spinoziano si tinge di colore dualistico e va a coincidere spettacolarmente con alcuni capisaldi fondatori del pensiero massonico.

PENSIERO MASSONICO                                                                                                                                                     Il pensiero massonico non è costituito da una dottrina; bensì da un’arte, un’arte segreta, la cosiddetta arte Regia.                                                                                                                                                        Ha per fine il perfezionamento dell’uomo, del singolo individuo. Il medesimo fine che possedevano gli antichi misteri classici, come già ricordava il pitagorico Plutarco ed è anche proprio il presupposto iniziale dell’opera di Spinoza.                                                                                                   La massima ermetica di Basilio Valentino “ visita interiora terrae, rectificando invenies occultum lapidem” è il nostro attestato; il nostro “conosci te stesso”.                                                                                                                                                                                       Noi rappresentiamo il dubbio.                                                                                                                                                               Infatti la nostra via iniziatica induce lo stesso ridimensionamento dell’io, operato dal pensiero spinoziano, riconoscendo l’esistenza di due mondi diversi di conoscibilità.                                                                   Il mondo profano ed il mondo sacro. Rappresentano due diverse forme mentis.                                                                                                                              Il mondo profano è quello dell’adesione all’io ed alle sue contingenze.                                                 Il mondo sacro non rimanda a nessuna fantomatica ed utopica ultraterrena esistenza. Non è richiesto lo studio delle scienze matematiche. Esso è occupato da forme di pensiero capaci di maggior profondità, perché attivate dalla simbologia del tempio e dall’eggregoro. Per comprendere è necessario abbandonare i metalli; ossia rimuovere i simboli di adattamento ai ruoli sociali dell’io.                                                                                                                                                Diversamente da Spinoza e dalla Teoria dell’Intelletto; la via massonica lascia intatta la concettualità della responsabilità individuale.                                                                                                     Compie però un’operazione che cambia i connotati della colpa e del senso del peccato, realizzando la cosiddetta “tolleranza massonica”. Sentimento che sublima la consapevolezza che bene e male – luce ed oscurità , non sono in antitesi rigida ma annodati l’uno all’altro.                                                  Nella tolleranza massonica l ‘”io” non ha la pretesa di coincidere con il bene; alchemicamente diventa capace di evocare piani di consapevolezza simbolica profondi, che superano l’antitesi duale riconoscendo l’illusione dei ruoli d’identificazione.                                                                                           Questa intuizione suggerisce con forza che il concetto deterministico dell’ananke sia stato consapevolizzato, anche dalla nostra istituzione.                                                                                                 Essere iniziati, significa quindi colorarsi della liricità di una più profonda consapevolezza.                     L’iniziazione comporta la morte della struttura razionale dell’io e del suo mondo delle idee, legate alla forma spazio – tempo – persona. ( un richiamo diretto alle metempsicosi di Pitagora ed al pensiero di Spinoza).                                                                                                                                             Evidente la necessità che il soggetto che si presta all’iniziazione massonica, debba aver già compiuto, un piccolo passo di aumento di consapevolezza in questa direzione; ed è per questo che il requisito richiesto sia essere uomo libero e di buoni costumi.                                                                 Essere uomo libero nel significato spinoziano, coglie perfettamente ed accende di adeguato significato questa inclinazione.                                                                                                                                                      L’etica di conoscenza conseguente è così il frutto di una collimazione.                                                                La coincidenza delle proprie personali, talora indicibili, ed insopprimibili pulsioni proprio con il desiderio di conoscere se stessi. Eros e logos non sono più principi contrari ed antitetici, ma in questo progetto sono uniti. La ricerca di conoscenza diventa così la protagonista della propria vita.                                                                                                                                                                                          E’ un’etica del bene, non perché concepisca obblighi o divieti, ma in quanto la cupiditas di conoscenza deve necessariamente dominare le altre passioni negative, distraenti dalla ricerca del sé.                                                                                                                                                Corrispondenza perfetta al Vivere ex ductu rationis di Spinoza.

 

 

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