Thomas Ligotti- La cospirazione contro la razza umana.

Thomas Ligotti- La cospirazione contro la razza umana.

Sono incappata per puro caso, come sempre accade, in questo libro che ho deciso di chiamare “il mio libro”. Quello che andrà, perciò, a sostituire il Trattato di Ateismo di Onfray sul comodino, fino alla prossima scoperta. Credo che nulla possa riassumere il pensiero dell’autore meglio delle sue parole:

“Quando ho scritto La cospirazione contro la razza umana lo immaginavo come una sorta di manuale di autoaiuto per scontenti della vita, per chi non riesce ad accettarla com’è. Dev’esserci un modo per farlo, un modo per convincere persino un tipo come me che essere vivi, in fondo, è tollerabile.

In realtà non ci ho messo molto a capire che era un’ambizione impossibile.la-cospirazione-verticaleligotti

Avrei voluto scrivere un libro che si potesse intitolare Come vivere con la disperazione o Come accettare la disperazione e l’angoscia allo stato terminale. C’è gente che è riuscita a raccontare in un libro come si è ripresa da una tragedia o una crisi nella vita, una crisi ben precisa; gente che ha scritto libri come Liberarsi dalla depressione, Il superamento del dolore cronico o Impara a essere un paranoico schizofrenico felice. Ma io sapevo che per me sarebbe stato futile essere sincero e al tempo stesso parlare di guarigione. Una volta uno psicologo mi ha scritto che dalla Cospirazione contro la razza umana si potrebbe trarre davvero un manuale di guarigione, nel senso di guarigione dall’idea radicata, tanto nell’individuo che nella specie intera, che la vita umana sia fatta di sofferenza e indegna di essere continuata. Forse ha ragione lui, ma non è nelle mie corde un libro del genere. Dovrei mentire a me stesso e al lettore, per scrivere un manuale così.

Al tempo stesso, diverse persone mi hanno scritto per informarmi che la Cospirazione contro la razza umana le ha aiutate a sopportare la vita, fosse anche solo perché le ha consolate confermando loro che non erano le uniche a dubitare che essere vivi vada bene, che non si è in pochi a considerare la vita umana né più né meno che deplorevole. È una consolazione rara, perché sono in pochi ad avere scritto della vita da questa prospettiva. Nella Cospirazione contro la razza umana passo in rassegna le figure più importanti che hanno scritto secondo questa prospettiva, nel campo della filosofia, della psicologia e della narrativa dell’orrore soprannaturale. Naturalmente il libro non ha fatto proseliti, se non tra chi era già convertito all’idea che vivere non va bene.”

Thomas è uno dei pochi “assenzialisti”, cioè uno di quegli scrittori mai apparsi in televisione, mai partecipato a un dibattito, mai presentato un libro in pubblico, mai firmata una copia; gli unici segni di vita, le uniche testimonianze, le uniche tracce di passaggio, per chi si dà la briga di cercarle, sono rappresentate dalla loro opera stessa. Forse il più radicale di tutti. Un americano molto europeo che resta profondamente fedele a se stesso, alla natura quasi patologica della sua ispirazione, (scrittore “dilettante” – dice – che scrive solo quando sta così male da non poterne fare a meno e durante la scrittura sta ancora peggio) eppure va modificando nel corso della sua attività letteraria stile e tematiche. I primi racconti sono più in linea con la tradizione gotica anglosassone , in seguito, la sua narrativa si fa più involuta e stilizzata, statica e priva di conflitti e di personaggi, contemplazione arida e impassibile dell’incubo; nella fase più recente si raggiungono, a mio parere, i risultati più perfetti: la trasfigurazione onirica e delirante, non priva di humor nero, del mondo reale, la distorsione deformante della prospettiva ordinaria su paesaggi e situazioni quotidiane.

La lettura di Ligotti non è un’esperienza facile e, certe volte, nemmeno piacevole: è però un’esperienza letteraria da fare. Scrittore estremo, scrittore radicale: quindi scrittore interessante, cioè scrittore tout court (perché se non si è interessanti che si pretende di scrivere ?). L’antitesi dell’intellettuale da salotto, del tuttologo televisivo, del fondatore di scuole di scrittura creativa con l’occhio perennemente rivolto allo sponsor: uno che dice cose sgradevoli; uno dal profilo basso e dall’ego a mezz’asta; uno che non sarebbe mai assunto per vergare i proclami di un politicante (a meno che il politicante non nutrisse intenti suicidi); uno che difficilmente potrebbe diventare il portavoce di un movimento d’opinione e, altrettanto difficilmente, rimorchiarsi un’ammiratrice in cerca di autografi.

I love you, Thomas Ligotti!

Nasce a Detroit da una famiglia di origini italiane e si laurea in inglese nel 1977 presso la Wayne State University. Negli anni dell’adolescenza si appassiona alla letteratura weird e di autori quali Poe, Arthur Machen e H.P. Lovecraft che lo ispirano ad iniziare a scrivere mentre è ancora al college. Dopo sei anni, nel 1981, riesce a far pubblicare da una rivista il suo racconto di esordio,The Chymist. Seguiranno le pubblicazioni di svariate raccolte quali Songs of a dead dreamer del 1986; Grimscribe del 1991; Noctuary del 1994 fino alla raccolta che comprende tutte e tre le precedenti, The Nightmare Factory del 1996 con la quale vince il suo primo Premio Bram Stoker per la migliore raccolta di racconti.

Nel 2002 pubblica quello che è il primo esperimento di racconto lungo ai limiti del romanzo, My Work Is Not Yet Done, che gli permetterà di vincere altri premi letterari.Poi è il turno dei “macabri versi” di Death Poems, fino all’ultima raccolta di racconti; Teatro Grottesco nel 2006. Dopo una lunga pausa narrativa nel 2010 pubblica il suo primo saggio; The Conspiracy Against the Human Race, dove esprime tutto il suo pensiero filosofico nichilista e antinatalista.

Nel 2014 la serie televisiva HBO True Detective del produttore Nic Pizzolatto attira l’attenzione dei lettori di Ligotti per via dei dialoghi di uno dei personaggi della serie, Rust Cohle (interpretato da Matthew McConaughey), che per le proprie riflessioni esistenziali e antinatalistiche rimandano al suo saggio tanto che si arriva a vociferare di plagio, poi smentito dallo stesso produttore che però ha citato Ligotti assieme a Laird Barron ed altri come principali riferimenti letterari

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