Sottomissione- di Michel Houellebecq

Sottomissione- di Michel Houellebecq

Sottomissione- di Michel Houellebecq

“Avevo acquistato il libro, immediatamente dopo l’attentato al Charlie Hebdo, ripromettendomi di leggerlo subito, invece mi sono persa in altre letture e solo in questi giorni l’ho ritrovato. E’ un libro incredibile, almeno per me.

Ha suscitato emozioni sconosciute e un senso di gelo nella schiena, misto ad un beffardo sorriso che mi ha ricordato quello del Sisifo di Camus e quello del Leopardi di Aspasia; ho visto l’Uomo.  Contiene e trasmette una descrizione della piccolezza e meschinità umana che scalfisce le coscienze. Almeno la mia.

Sono andata cercare le critiche a questo romanzo-saggio e per curiosità e correttezza le riporto. Consiglio, comunque, la lettura del libro, apre scenari che ognuno vivrà per aspetti diversi, ma non lascia indifferenti”. Giulia Gelati                                                      michel-houellebecq-sottomissione1

Baricco:

“Sottomissione è il suo ultimo romanzo (edito, in Italia, da Bompiani). Un libro placidamente strano, nato, si direbbe, dalla fusione di tre testi differenti: un romanzetto di fantapolitica, un racconto dedicato al mesto declino umano di un accademico parigino e un saggio su J. K. Huysmans, uno dei padri del decadentismo tardo-ottocentesco. La fusione non è proprio riuscitissima (si vedono le cuciture, troppo spesso), e la parte più brillante, senza dubbio, è quella saggistica (tutti a rileggere Huysmans, dopo). A tenere insieme il tutto, assicurando alla lettura una certa gratificazione, ci pensa la mano dell’artigiano, cioè l’abilità della scrittura — un tempo si sarebbe detto lo stile. Quando vuole (e qui vuole) Houellebecq ha questa mirabile capacità di esercitare un dominio assoluto, ma pacato, sulla lingua. Senza sforzo apparente esegue numeri di un certo virtuosismo, ma sempre con l’aria di far un gesto naturale, o scontato. Io ad esempio vorrei capire come fa a tenere su certe frasi lunghe senza che nel transito dall’inizio alla fine non si intrometta il bello scrivere letterario o un qualche esibizionismo barocco. Non è semplicissimo suonare la lingua con arcate così ampie senza appesantirsi per strada; non è scontato saperlo fare senza finire per risultare artificiali. Tuttavia a lui riesce, come provo a mostrare in un passo tra i tanti, che scelgo per l’uso esatto del punto e virgola, segno di punteggiatura coltivato ormai da pochi, raffinatissimi, specialisti. «Non avevo mai avuto la minima vocazione per l’insegnamento — e, quindici anni dopo, la mia carriera aveva solo confermato quell’assenza di vocazione iniziale. Qualche lezione privata in cui mi ero impegnato con la speranza di migliorare il mio tenore di vita mi aveva convinto quasi subito di come la trasmissione del sapere fosse nella maggior parte dei casi impossibile; la diversità delle intelligenze, estrema; e che niente potesse sopprimere o anche solo attenuare tale ineguaglianza fondamentale». Preciso, elegante, naturale. Sembra facile, ma non lo è”.

Lagioia:

“La realtà è che Sottomissione è un libro che guarda alla religione dal basso (il luogo in cui l’autore e l’io narrante volontariamente si rannicchiano) di un ateismo indistruttibile. Non c’è il minimo soffio divino che sospinga la conversione di François. L’io narrante del romanzo passa all’Islam per semplice opportunità di specie. L’alternativa sarebbe l’estinzione. A me sembra che Houellebecq da questo punto di vista possa considerarsi un tardo esempio di scrittore naturalista, ateo, materialista, convinto che il mistero della Storia (nella quale crede molto più che nel Dio delle Scritture) non risieda in un’escatologia né nell’eterogenesi dei fini e nemmeno nel caos, bensì nel nostro dna. E’ la Natura il nostro vero dio. Da questo punto di vista, Houellebecq diventa quasi uno scrittore leopardiano. Dio non esiste, ma averlo ucciso nel modo in cui lo abbiamo fatto storicamente, ha portato a un modello di società insostenibile. Così, è la Natura stessa a suggerirci di fare marcia indietro. Bisogna salvarsi con ciò che si ha a portata di mano. E poiché l’Islam è il più saldo baluardo a disposizione contro l’estensione del dominio della lotta (una lotta suicida che ci porterebbe a scomparire dalla faccia della terra) rivolgersi ad Allah è solo uno stratagemma per salvarsi. L’illusione metafisica come bisogno naturale. Visto in questa prospettiva, Sottomissione è un godibile romanzo comico. Occidentale fino al midollo. Eurocentrico (ed euroscettico) come pochi. Possiamo essere disperati quanto si vuole, ma non c’è nulla di più potente del nostro saper essere ridicoli”.

 

 

 

Commenti Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti potrebbe piacere anche

L’istrice maledetto dal corpus cristiano- M. Onfray

“ L’istrice esprime le virtù della prudenza, della