Primavera elegante e lenta – Vivaldi

Primavera elegante e lenta – Vivaldi

Ma la primavera quest’anno è cominciata alle 17 del  20 marzo.

Illusi dalle calde giornate di sole di questi ultimi giorni, che hanno spinto quasi tutti a rispolverare trench e giubbotti leggeri, ad annodare sciarpine di sera e osare le scarpe senza calze, quando il sole si è di nuovo nascosto sotto una plumbea cappa di nebbiolina che presto si è trasformata in una pioggerellina fitta dal deciso sapore novembrino, siamo rimasti tutti delusi davvero.

Speravamo fosse primavera, ma così non è stato, ed i piedi – senza calze – hanno rabbrividito protestando.

Eppure dovrebbe essere primavera: il 21 marzo, lo sanno tutti, è il primo giorno di primavera!

Però il 21 marzo, primo giorno di primavera, non è una verità incontestabile: la data del 21 del mese è una convenzione, una consuetudine: la data può cadere in anticipo, come è successo quest’anno.

È l’equinozio a segnare la data del cambio di stagione, cioè il momento della rivoluzione terrestre in cui il sole si trova perfettamente allo zenit dell’equatore. Questo capita solo due volte l’anno, primavera e autunno, appunto.

La forma non perfettamente sferica della Terra e la sua rotazione sull’asse fanno sì che l’inizio di primavera non sia sempre il 21 marzo, che invece è stato fissato per convenzione sul calendario Gregoriano. Anzi, la data è sempre un po’ in anticipo, la primavera inizia sempre il 20 marzo e soltanto nel 2012 c’è stata una primavera “puntuale”.

Nello specifico, la Primavera 2014 è incominciata effettivamente il 20 marzo e non il 21, più precisamente alle 17.57 italiane, in concomitanza con l’equinozio , ovvero uno dei due periodi dell’anno in cui il periodo diurno e quello notturno sono uguali.  Anche l’Autunno incomincia con un equinozio (quello di settembre), mentre Estate e Inverno incominciano con un solstizio, momento in cui le ore di luce sono al massimo o al minimo.

Insomma, bisogna smettere di pensare che il passaggio da Inverno a Primavera (più in generale, da una stagione all’altra) avvenga da un giorno a un altro, perché in realtà avviene in un momento preciso di un medesimo giorno, che varia di anno in anno per colpa della diversa durata dell’anno solare e di quello del calendario (anche questo una “convenzione”).cilie2

Nel nostro paese, come si sa, tra il 20 e il 21 marzo scatta la Primavera, tra il 20 e il 21 giugno l’Estate, tra il 22 e il 23 settembre l’Autunno e tra il 21 e il 22 dicembre l’Inverno.

Tornando alla Primavera, e all’idea radicata che incominci il 21 marzo di ogni anno, niente di più sbagliato: dal 2001 al 2014 è successo solo due volte, nel 2003 e nel 2007. E non accadrà più almeno sino al 2020.

Quindi, la primavera dovrebbe cominciare, ma forse, per qualche giorno, sarà bene ancora indossare la giacca e non disdegnare le calze: se i piedi stanno al caldo, tutto il corpo sta bene, diceva mia nonna…

Poi,  se non ve ne importa niente di tutto questo e volevate solo avere informazioni su quando cominciano primavera e autunno, ecco, per qualche anno. Il prossimo cambio di stagione, l’arrivo dell’estate, avverrà invece il 21 giugno 2014, alle 11,51.

201420 marzo; ore 17:5723 settembre; ore 3:29
201520 marzo; ore 23:4523 settembre; ore 9:20
201620 marzo; ore 5:3022 settembre; ore15:21
201720 marzo; ore 11:2822 settembre; ore 21:02
201820 marzo; ore 18:1523 settembre; ore 2:54

 

 

Il calendario civile.

L’anno solare o tropico o tropicale è il periodo di tempo compreso fra due passaggi successivi del Sole all’equinozio di primavera (misura dunque il periodo di tempo intercorrente tra l’inizio della primavera e l’inizio della primavera successiva), e ha una durata di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi.

Se l’anno civile non marciasse di pari passo con l’anno solare, si avrebbe uno spostamento delle stagioni nell’arco dell’anno, per cui, ad esempio, l’equinozio di primavera finirebbe per scivolare, col tempo, dal 21 marzo ad aprile, poi in maggio, in giugno, ecc.

Nel corso del tempo  il problema dello “scollamento” fra anno solare e anno civile, dovuto al fatto che il secondo (di 365 o 366 giorni) non può essere uguale esattamente all’anno solare, che misura, per l’appunto, 365 g, 5 h, 48 m, 45 s  è stato risolto in vari modi.

Tra i calendari antichi merita di essere ricordato quello egiziano, in quanto rassomiglia al nostro attuale. La durata dell’anno era infatti di 365 giorni, divisi in 12 mesi di 30 giorni più 5 giorni complementari.

Sembra che ai tempi di Romolo, nel primo periodo della vita di Roma (intorno all’VIII secolo a.C.), l’anno civile fosse di 304 giorni, divisi in 10 mesi, dei quali 6 di 30 giorni e 4 di 31. I nomi dei mesi erano quelli attuali, ad eccezione di gennaio e febbraio, che non esistevano, poiché l’anno veniva fatto iniziare a marzo. Il mese di luglio si chiamava Quintilis, cioè “quinto mese”: fu cambiato in Julius dal tribuno Marco Antonio, in onore di Giulio Cesare (che era nato in quel mese). Anche il mese di agosto inizialmente non si chiamava così: il suo nome era Sextilis, cioè “sesto mese”. Fu Cesare Augusto che ne cambiò il nome in Augustus, poiché che in quel mese riportò tre vittorie e mise fine alle guerre civili.

I mesi da settembre in poi sono così chiamati perché inizialmente erano il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo mese dell’anno.cilie3

Un’ipotesi di spiegazione dell’esistenza, nell’antichità, di un calendario di dieci mesi fu data nel 1903 da uno studioso di nome Tilak il quale, in un saggio dal titolo “La dimora artica dei Veda”, dimostrò come fosse possibile che gli antichi Romani avessero ereditato quel calendario da una popolazione indoeuropea  (i Veda, per l’appunto), abitante in qualche luogo presso il Polo Nord quando il clima in quella zona era temperato. I due mesi in meno sarebbero in relazione col periodo, durante l’anno, di mancanza totale o quasi di luce solare caratterizzante le terre vicino al Polo. Quando questo popolo migrò a Sud, come conseguenza del cambiamento di clima, dovette mutare il calendario, per adeguarlo alle stagioni caratterizzanti il continente europeo, dove anche i mesi più invernali non sono di notte completa; così avrebbero fatto anche i Romani, in un primo tempo aggiungendo ai dieci mesi i giorni mancanti per completare l’anno solare, e in seguito creando due veri e propri nuovi mesi.

I mesi di gennaio e febbraio furono aggiunti, secondo la leggenda, da Numa Pompilio (secondo re di Roma), che avrebbe così portato l’anno a 355 giorni ( più o meno equivalente  ad un periodo di 12 mesi lunari o lunazioni, detto anche anno lunare, che è di 354 giorni, 8 ore, 48 minuti e 26 secondi). Tuttavia la differenza di circa dieci giorni e mezzo fra l’anno solare e quello di Numa Pompilio provocò in breve tempo un notevole distacco tra l’andamento delle stagioni e quello dell’anno civile, per cui si tentò di rimediare aggiungendo, ogni due anni, un tredicesimo mese che avrebbe dovuto essere, alternativamente, di 22 e di 23 giorni. Ma sembra che i pontefici, i quali avevano l’incarico di far eseguire le necessarie intercalazioni al momento opportuno, abbreviassero o allungassero l’anno arbitrariamente, per scopi politici:  a volte favorivano, altre osteggiavano chi esercitava le magistrature o i pubblici appalti.

Fu Giulio Cesare che, nel 46 a.C., procedette a una nuova riforma, su suggerimento, forse, dell’astronomo alessandrino Sosigene e, probabilmente, di vari filosofi e matematici. Dopo aver assegnato la durata di 445 giorni all’anno 708 di Roma (46 a.C.), che definì ultimus annus confusionis, stabilì che la durata dell’anno sarebbe stata di 365 giorni, e che ogni quattro anni si sarebbe dovuto intercalare un giorno complementare. L’anno di 366 giorni fu detto bisestile, perché quel giorno complementare doveva cadere sei giorni prima delle calende di marzo (facendo raddoppiare il 23 febbraio), e chiamarsi così bis sexto die ante Kalendas Martias (= nel doppio sesto giorno prima delle calende di marzo).

Con la riforma di Giulio Cesare (che stabilì così la regola del calendario giuliano) l’anno restò diviso in 12 mesi, della durata, alternativamente, di 31 e 30 giorni, con la sola eccezione di febbraio, che era destinato ad avere 29 giorni oppure 30 (negli anni bisestili). Inoltre gennaio e febbraio diventarono i primi mesi dell’anno, anziché gli ultimi, com’era stato dai tempi di Numa Pompilio fino ad allora.

Il calendario da lunisolare divenne in questo modo solare, simile dunque a quello degli Egizi. Purtroppo, già nel 44 a.C., subito dopo la morte di Cesare, si iniziò a commettere errori, inserendo un anno bisestile ogni tre anziché ogni quattro anni.  A ciò si pose rimedio nell’8 a.C., quando Augusto ordinò che fossero omessi i successivi tre anni bisestili, rimettendo a posto le cose.
In quello stesso periodo il Senato decise di dare il nome di Augustus al mese di Sextilis, in onore dell’imperatore. Stabilì inoltre che questo mese dovesse avere lo stesso numero di giorni del mese che onorava la memoria di Giulio Cesare, ossia Julius. Fu così che fu tolto un giorno a febbraio, che scese a 28 giorni (29 negli anni bisestili), per darlo ad agosto, mentre fu cambiato il numero dei giorni degli ultimi quattro mesi dell’anno, per evitare che ci fossero tre mesi consecutivi con 31 giorni. In definitiva, da una situazione di mesi alterni di 31 e 30 giorni si passò alla situazione, un po’ più pasticciata, che persiste anche oggi.

Lo scopo di far aderire il calendario civile all’anno solare non era stato ancora raggiunto perfettamente, poiché quest’ultimo è, come abbiamo visto, circa undici minuti più corto di 365 giorni e un quarto. Questa piccola differenza produce il divario di un giorno intero in circa 128 anni, o di circa tre giorni in 400 anni. Da questa constatazione derivò la riforma attuata nel 1582 da papa Gregorio XIII, dietro proposta di una Commissione ai cui lavori diedero un contributo decisivo il medico calabrese Aloysius Lilius (o Luigi Giglio o Luigi Lilio), il matematico gesuita Christopher Clavius e il matematico perugino Padre Ignazio (al secolo Carlo Pellegrino Danti).

Il calendario ebraicorose3

In questo calendario l’anno può essere comune (se composto di 12 mesi lunari per un totale di 353, 354 o 355 giorni, a seconda che sia difettivo, regolare o abbondante) oppure embolismico (se composto di 13 mesi lunari per un totale di 383, 384 o 385 giorni). Dodici anni comuni (il 1°, 2°, 4°, 5°, 7°, 9°, 10°, 12°, 13°, 15°, 16°, 18°) intercalati con sette anni embolismici (il 3°, 6°, 8°, 11°, 14°, 17°, 19°) formano un ciclo diciannovennale che si ripete continuamente (ciclo di Metone), poiché equivale a diciannove anni solari. Perciò questo calendario si definisce lunisolare. I mesi del calendario ebraico sono: Tishri, Heshvan, Kislev, Tevet, Shevat, Adar, Nisan, Iyar, Sivan, Tammuz, Av, Elul. Gli anni embolismici hanno 13 mesi, raddoppiando il mese di Adar.

I mesi hanno una durata di 29 o 30 giorni, generalmente (ma non sempre) in modo alternativo (29-30-29 ecc.).
L’inizio del giorno ebraico si ha al tramonto del sole, convenzionalmente (ai fini dei calcoli del calendario) alle ore 18, ora di Gerusalemme. Ogni ora è suddivisa in 1080 parti. Gli Ebrei contano gli anni a partire dalla prima luna nuova dell’anno della creazione del mondo secondo la Bibbia. Questo momento corrisponde a 5 ore e 204 parti dopo le ore 18 (quindi poco prima di mezzanotte) del 6 ottobre 3761 a.C., secondo il calendario giuliano.  Questo è il giorno 1 del mese Tishri. Da questo giorno parte il calcolo dei mesi e degli anni, secondo il ciclo di 19 descritto sopra, composto da anni comuni ed embolismici. A loro volta anche gli anni comuni possono distinguersi in anni di 353, 354 o 355 giorni, e gli embolismici in anni di 383, 384 o 385 giorni. Questo avviene secondo il seguente meccanismo. L’anno dura di regola 354 giorni; se però la luna nuova cade dopo mezzogiorno del giorno che dovrebbe essere il nuovo capodanno, questo slitta di un giorno, così come slitta di un altro giorno nel caso in cui il capodanno dovesse cadere di mercoledì, venerdì o sabato. In questo modo può succedere che risultino 2 anni consecutivi di 356 giorni: in questo caso si ritarda di 2 giorni l’inizio del primo di questi 2 anni. Analogamente, se dovessero risultare 2 anni consecutivi di 382 giorni, si correggerebbe ritardando di 1 giorno l’inizio del secondo di questi 2 anni.

Pur essendo di diversa durata e iniziando in periodi diversi (in particolare, l’anno del calendario ebraico ha una durata e quindi un capodanno variabile), il calendario ebraico e il calendario giuliano (e gregoriano) si raggiungono ogni 19 anni, come detto sopra, per cui nel corso dei secoli marciano di pari passo.

I calendari musulmano e iraniano
Il calendario musulmano è lunare, poiché l’anno è composto di 12 mesi lunari di 29 e 30 giorni, per un totale di 354 o 355 giorni. Non essendo regolato dunque con quelli di tipo solare, questo calendario “corre” più velocemente di questi ultimi.
I mesi del calendario islamico sono: Muharram (30 g.), Safar (29 g.), Rabi’a I (30 g.), Rabi’a II (29 g.), Jumada I (30 g.), Jumada II (29 g.), Rajab (30 g.), Sha’ban (29 g.), Ramadan (30 g.), Shawwal Dhu (29 g.), Dhu al-Q’adah (30 g.), Dhu al-Hijjah (29 g., 30 g. negli anni bisestili). Gli anni bisestili, che prevedono un giorno in più alla fine dell’ultimo mese, sono 11 nell’arco di 30 anni.
Il primo degli anni lunari ha avuto inizio il 16 luglio 622 dell’era volgare, cioè al principio dell’Egira.
Il calendario iraniano fu introdotto nel 1925. E’ anch’esso basato sull’Egira, ma è regolato con quello solare. Il primo giorno dell’anno, che conta 12 mesi, è il 21 marzo (equinozio di primavera).

Il calendario gregoriano è il calendario ufficiale della maggior parte dei paesi del mondo. Esso prende il nome da papa Gregorio XIII, che lo introdusse nel 1582, con la bolla papale Inter Gravissimas promulgata dalla sua residenza di Villa Mondragone (presso Monte Porzio Catone). È una modificazione del calendario giuliano, che era in vigore in precedenza. Si tratta di un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. L’anno si compone di dodici mesi di durate diverse (da 28 a 31 giorni), per un totale di 365 o 366 giorni. Gli anni di 366 giorni sono detti bisestili: è bisestile un anno ogni quattro (in pratica, sono bisestili gli anni divisibili per quattro), ad eccezione degli anni secolari non divisibili per quattrocento.

La questione della progressiva regressione dell’equinozio di primavera dovuta all’imprecisione del calendario giuliano era nota e dibattuta fin dal concilio di Nicea (325). Nel 1582 l’equinozio astronomico cadeva oramai l’11 marzo, con un anticipo di dieci giorni rispetto all’equinozio convenzionale del 21 marzo, stabilito dal Concilio di Nicea quale base per il calcolo della Pasqua. Papa Gregorio XIII si rese conto che la Pasqua, di quel passo, avrebbe finito per essere celebrata in estate. Nominò quindi una commissione di esperti, presieduta dal matematico bavarese Cristoforo Clavio, gesuita. Ai lavori diedero un contributo decisivo il medico calabrese Luigi Lilio e il matematico perugino Ignazio Danti.

Per sistemare il calendario giuliano furono usate le misurazioni dell’astronomo Niccolò Copernico, pubblicate nel 1543(anno della sua morte) sotto il titolo di De Revolutionibus orbium coelestium libri sex (“Sei libri sui movimenti circolari dei corpi celesti”), in cui erano calcolati con notevole accuratezza sia l’anno tropico che l’anno siderale.  Il calendario gregoriano entrò in vigore il 15 ottobre 1582 (5 ottobre secondo il calendario giuliano) in vari paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo,Polonia, Lituania, Belgio, Olanda, Lussemburgo), e negli altri paesi cattolici in date diverse nell’arco dei cinque anni successivi (in Austria a fine 1583, in Boemia, Moravia e cantoni cattolici della Svizzera a inizio 1584, eccetera). Gli altri paesi si uniformarono in epoche successive: gli stati luterani, calvinisti e anglicani durante il XVIII secolo, quelli ortodossi ancora più tardi.

Le Chiese ortodosse russa, serba e di Gerusalemme continuano a tutt’oggi a seguire il calendario giuliano: da ciò nasce l’attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose “fisse” ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.rose4

La Svezia (compresa la Finlandia che all’epoca era territorio svedese) nel1700 decise di adottare il calendario gregoriano, ma non dispose un salto di 10 giorni come negli altri paesi: scelse invece di recuperare progressivamente, eliminando tutti gli anni bisestili dal 1700 al 1740. Tuttavia, negli anni successivi, il governo svedese trascurò di eseguire il piano programmato, così sia il 1704 che il 1708 furono bisestili. Riconosciuto l’errore, il re svedese Carlo XII abbandonò questo progetto e decise di tornare al calendario giuliano. Per recuperare il giorno saltato nel 1700, stabilì quindi che il 1712 fosse doppiamente bisestile, cioè con il30 febbraio. Alla fine la Svezia adottò il calendario gregoriano a partire dal 1º marzo 1753; in quell’anno, al 17 febbraioseguì il 1º marzo.

Dopo che la Russia nel 1918 aveva adottato il calendario gregoriano, nel 1923 la formula per decidere quali anni centenari fossero bisestili fu ufficialmente modificata, ottenendo il Calendario Soviet. In esso, tra gli anni divisibili per 100 sono bisestili solo quelli che divisi per 9 diano come resto 2 o 6. Il primo anno di discordanza con il calendario gregoriano sarà il 2800.

La ricerca di un calendario “perfetto” è utopistica.  Attualmente  infatti possiamo calcolare con esattezza infinitesimale la lunghezza di un anno, ma tale lunghezza non è costante su lunghi periodi. L’orbita terrestre infatti, a causa dell’interazione gravitazionale con gli altri pianeti, cambia lentamente (in particolare cambia la sua eccentricità), e la durata dell’anno varia di conseguenza.  Inoltre, a causa dei fenomeni di marea la rotazione terrestre sta rallentando, e quindi la lunghezza del giorno aumenta, anche se di poco.

Negli ultimi decenni, perciò, è entrato in uso l’inserimento quando necessario di un secondo aggiuntivo alla mezzanotte del 31 dicembre, in modo da mantenere allineato il giorno astronomico con quello civile. Questi secondi aggiuntivi (23 dal 1972al 2005) alterano anche la durata media dell’anno gregoriano.

Numerazione degli anni

Il calendario gregoriano continua la numerazione degli anni di quello giuliano: tale numerazione conta gli anni a partire dallanascita di Gesù, che secondo i calcoli di Dionigi il Piccolo, avvenne nell’anno 753 Ab Urbe condita (dalla fondazione diRoma). Gli anni successivi alla nascita di Gesù sono indicati comunemente con la sigla d.C., cioè “dopo Cristo”, o nei paesi di lingua inglese con A.D., cioè “Anno Domini“. Gli anni precedenti si indicano invece con la sigla a.C., cioè “avanti Cristo”, o nei paesi anglofoni con B.C., before Christ (prima di Cristo). Quando si omette la sigla, si sottintende sempre “dopo Cristo”.

Poiché Dionigi chiamò “anno 1” il primo anno dell’era cristiana, non esiste un “anno zero“: il problema della numerazione degli anni precedenti alla nascita di Cristo non fu affrontato da Dionigi, e solo in epoca successiva si stabilì di chiamare l’anno precedente all’1 d.C. come 1 a.C.[1].

La data tradizionale per la nascita di Gesù è quindi il 25 dicembre dell’1 a.C., una settimana prima che iniziasse l’1 d.C. Oggi si pensa però che i calcoli di Dionigi fossero errati: secondo la maggior parte degli storici, la data di nascita di Gesù fu tra il 7 e il 4 a.C.

Gli astronomi usano a volte una numerazione in cui gli anni avanti Cristo sono indicati con numeri negativi. Questa numerazione non salta lo zero: perciò l’anno -N non corrisponde all’anno N a.C., bensì all’anno N+1 a.C. (cioè l’anno 0 è l’1 a.C., l’anno -1 è il 2 a.C., e così via).

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