“Pensare l’Islam” di M. Onfray.

“Pensare l’Islam” di M. Onfray.

“Pensare l’Islam”, il saggio controcorrente del filosofo Onfray .   libro

Amo profondamente Onfray , tanto che mi piacerebbe poterlo chiamare Michel; da anni i suoi libri sono i miei compagni notturni,( nella mia scala gerarchica di preferenza il comodino appartiene a Cioran e Camus, mentre il cuscino a Michel), con lui ho iniziato a vedere la vita da un’altra prospettiva. Il suo “Trattato di ateologia”, che è stato il primo suo libro letto da me, è praticamente illeggibile per le reiterate sottolineature.

Questo “pensare l’Islam” è la trasposizione chiara e diretta del suo pensiero e le accuse di Michel Onfray alla sinistra perbenista che da sempre scomunica «chi non osserva il suo catechismo».

E’ la prima edizione mondiale, ed è in italiano perchè l’autore non ha voluto pubblicare in Francia.      onfraymichel2010dion

ecco alcuni stralci:

“La peste si conclude con l’invito a fare attenzione al risvegliarsi di tutte le pesti, ovvero di tutte le ideologie che sterminano chi le rifiuta. I difensori (tra cui Sartre) delle pesti dell’epoca, i vari totalitarismi rossi e neri, hanno rimproverato a Camus questa frase. Oggi, gli attuali difensori della peste, eredi del programma sartriano, si dimostrano ugualmente ciechi di fronte alla verità espressa da Camus, ovvero che la peste ritorna sempre. I topi sono ricomparsi in città già da parecchio tempo… Chi ha denunciato la loro presenza è stato però messo in croce, e la malattia ha continuato a diffondersi.”

“Stiamo confondendo le cause con gli effetti: i regimi islamici del pianeta minacciano l’Occidente solo da quando l’Occidente li minaccia. E noi li minacciamo solo da quando questi regimi, che controllano sottosuoli e territori di vitale importanza per il consumismo occidentale e di rilevanza strategica per gli equilibri planetari, manifestano la volontà di essere sovrani in casa propria, intendendo vendere il proprio petrolio e i prodotti del proprio sottosuolo al proprio prezzo e autorizzare l’uso delle proprie basi soltanto agli amici, cosa perfettamente legittima, dal momento che il principio della sovranità nazionale non prevede eccezioni. Se i diritti dell’uomo fossero la vera ragione degli attacchi francesi, condotti, come per caso, al fianco degli Stati Uniti, perché non dovremmo attaccare anche gli altri Paesi che violano i diritti dell’uomo e il diritto internazionale? Perché non bombardare la Cina? E Cuba? L’Arabia Saudita? L’Iran? Il Pakistan? Il Qatar? O anche gli stessi Stati Uniti, in cui si continua implacabilmente ad applicare la pena capitale? O addirittura Israele, che da tempo immemore le risoluzioni dell’ONU condannano per la sua politica di colonizzazione dei territori palestinesi.”

 

ed ecco alcune risposte in una recente intervista:

Lei scrive che l’Islam in questo momento non ha interesse a essere pacifico, perché è in condizioni di vincere e di dominare. Davvero considera la civiltà occidentale così priva di forze, e quella musulmana così dilagante in Europa? «Si, la nostra civiltà giudaico-cristiana è sfinita, morta. Dopo duemila anni di esistenza, si compiace nel nichilismo e nella distruzione, nella pulsione di morte e nell’odio di sé, non crea più niente e vive solo di risentimento e rancore. L’Islam manifesta quel che Nietzsche chiama “una grande salute”: dispone di giovani soldati pronti a morire per esso. Quale occidentale è pronto a morire per i valori della nostra civiltà: il supermercato e l’e-commerce, il consumismo triviale e il narcisismo egotista, l’edonismo volgare e il monopattino per adulti?».

Lei suggerisce di negoziare con lo Stato islamico, che però proclama di lavorare per l’Apocalisse e la battaglia finale tra musulmani e «miscredenti» a Dabiq. Non le pare che gli jihadisti agiscano secondo una logica diversa rispetto alla nostra razionalità? «La Francia non trova indegno negoziare con dei Paesi che sostengono questo terrorismo quando si tratta di fare del commercio e di vendere degli aerei da combattimento: Arabia saudita, Qatar, Turchia… Gli jihadisti sono dei soldati che ubbidiscono al loro califfo che è un capo di guerra e un capo di Stato. La diplomazia allora funziona solo con degli Stati amici, moralmente impeccabili e sconosciuti ad Amnesty International. Invece bisogna cenare in compagnia del diavolo con un lungo cucchiaio (per tenerlo a distanza, secondo il proverbio, ndr)».

 

Michel Onfray (Chambois, 1º gennaio 1959) è un filosofo e saggista francese, appartenente alla moderna corrente anarchica ed edonista.

 

I suoi scritti celebrano i sensi, l’ateismo filosofico, l’edonismo e il piacere (senza rinunciare a una decisa impronta etica e politica), e la figura del “filosofo-artista” nella tradizione dei pensatori greci, che affermarono l’autonomia della vita e del pensiero. Ostentando un ateismo senza concessioni, egli sostiene che le religioni sono indifendibili in quanto strumenti d’oppressione e di frattura con la realtà o di elusione da essa.

Michel Onfray ritiene che la filosofia non possa esistere senza l’ausilio apportato dalle scienze naturali, dalla psicoanalisi (sebbene abbia successivamente rifiutato Freud, preferendogli Pierre Janet e gli “psicoanalisti non freudiani”) e dalla sociologia in una coniugazione del sapere scientifico con quello filosofico.

Secondo lui, un filosofo pensa in modo coerente solo se dispone di adeguati strumenti del sapere, altrimenti le sue analisi si collocano al di fuori della realtà.

 

Nato a Chambois, piccolo comune della Bassa Normandia, nel dipartimento dell’Orne, da una famiglia di contadini normanni, da padre operaio e bracciante, e madre cameriera e addetta alle pulizie delle case di benestanti locali, proprietari anche della fattoria dove lavorava il padre. Suo zio fu un membro della Resistenza francese, arrestato, torturato e internato in un campo di concentramento nazista durante la seconda guerra mondiale.

Cresciuto nella vicina cittadina di Argentan (nei cui pressi ha una casa di campagna, dove ha vissuto quasi ininterrottamente fino al 2013, a causa di problemi finanziari del padre, la madre, donna con problemi caratteriali, che spesso diventava violenta (riflesso dell’educazione ricevuta da lei stessa, in quanto orfana e affidata alla pubblica assistenza, lo abbandonò a sé stesso; quindi, a dieci anni, fu affidato ad un orfanotrofio cattolico gestito da preti salesiani, anche se spesso poteva tornare a casa. In questo luogo egli racconta di aver ripudiato definitivamente la religione, di aver maturato il rifiuto dell’autorità e di essersi interessato alla filosofia, anche in seguito al fatto di aver subito un «regime carcerario» di «maltrattamenti e […] molestie» da parte dei sacerdoti («alcuni dei quali pedofili», aggiunge che avrebbero dovuto accudirlo. Rimase dai salesiani per circa quattro anni, e successivamente ne passò tre in un altro istituto cattolico, uscendo dalla tutela dei salesiani quasi alla maggiore età, e in seguito si riconciliò con la madre. Onfray ha anche un fratello minore, che invece la madre tenne con sé.Michel_Onfray_2009_2_(crop)

Dopo aver lavorato come operaio in un caseificio locale (la prima volta a 14 anni) e in una fabbrica, divenne anarchico grazie alla conoscenza di un amico barbiere ed ex partigiano, che gli fece scoprire le idee di «una sinistra diversa, non comunista e non liberale», che «rifiuta il socialismo del filo spinato» e al contempo «vuole la fine dello sfruttamento capitalista, la felicità per gli umili e i diseredati, una società più giusta o (se si preferisce) meno ingiusta». conseguì quindi la laurea in Filosofia all’Università statale e, dal 1983 al 2002, insegnò questa materia agli studenti dell’ultimo anno di un istituto tecnico a Caen, una scuola di proprietà cattolica, contrastato dai dirigenti per le sue idee eterodosse. Lo fa in contrasto con il programma didattico nazionale che, secondo lui, prevede solo l’insegnamento della storia della filosofia del passato, trascurando la pratica della stessa nella vita quotidiana e i più recenti sviluppi del pensiero in rapporto alle scienze.

Crea l’Université populaire de Caen e numerose attività collegate, e, nel 2004, ne scrive il manifesto (La communauté philosophique, La comunità filosofica). Da allora è docente nella stessa università da lui fondata, e, quando non viaggia per promuovere la sua attività, risiede stabilmente in Normandia. Anche in Italia Onfray diviene noto, oltre che per i suoi libri (specialmente il Trattato di ateologia), per i suoi significativi interventi in convegni internazionali concernenti il pensiero filosofico, la religione e la spiritualità.  Onfray sostiene attivamente la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito in Francia e nel 2014 ha rivelato di aver aiutato a morire la sua compagna, Marie-Claude Ruel, docente di francese e italiano conosciuta nel 1976, malata di cancro al seno da più di 13 anni, guarita una prima volta ma ormai incurabile; la Ruel è deceduta l’8 aprile 2013 a 60 anni in una clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito.

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