L’istrice maledetto dal corpus cristiano- M. Onfray

L’istrice maledetto dal corpus cristiano- M. Onfray

“ L’istrice esprime le virtù della prudenza, della previdenza e del calcolo edonistico. Indica l’obbligo di essere accorti in un mondo pericoloso, violento, crudele e perennemente sottomesso alle pulsioni di morte. L’istrice insegna, a chi sa guardarlo, la necessità morale di proteggersi e di tenersi a debita distanza dagli altri. Possiede il fisico adatto alla parte: gli aculei, che si rizzano in ogni direzione, impediscono di prenderlo familiarmente in mano e rendono impossibile il contatto abusivo; la sua attività notturna o crepuscolare lo sottrae agli sguardi degli esseri diurni, i più comuni e ordinari; la sua innegabile capacità di uccidere e mangiare i serpenti lo pone di fatto tra i simboli occidentali della lotta contro le potenze del male; la sua letargia ciclica e le sue ibernazioni solitarie lo classificano fra gli amanti dei deserti esistenziali.istrici

La sua tecnica di evitare il negativo consiste nell’arretrare, rinserrarsi e chiudere le orecchie a sventola, attraverso le quali il mondo penetra abitualmente la carne, quindi l’anima. Non appena si affaccia il rischio di stress, di frustrazione o di minaccia, l’istrice abbassa la testa, riporta gli aculei sulla parte anteriore del viso, arriccia il naso che si accorcia e si solleva. Quando si è avvolto quasi completamente su sé stesso, l’apertura del suo mantello disegna ancora una forma di cuore, prima di scomparire del tutto. Il muso e le zampe anteriori si nascondono sotto la visiera di aculei. Ancora una contrazione, e poi la parte anteriore si salda a quella posteriore. Rimane una palla ricoperta di aculei ritti, inaccessibile, insensibile, protetta.

Tra gli animali, alcuni cambiano colore, si trasformano, si confondono con l’ambiente, altri mostrano i denti, puntano sulle loro difese o sui canini acuminati. La stessa cosa avviene per gli uomini, che oscillano tra la strategia del camaleonte e la tattica del felino. Da parte sua l’istrice rifiuta sia il mimetismo che la violenza del predatore, perché preferisce la saggezza veramente edonista: evitare il dispiacere, mettersi nella condizione di non dover sopportare contrarietà, porsi in ritirata ontologica. Né scomparire né attaccare, ma strutturarsi come una fortezza a partire da una piega nella quale preserva la sua identità.

Arrotolarsi come una palla o entrare in letargo, ecco due modalità analoghe di relazionarsi col mondo quando non si è costretti a combattere o si rifiuta deliberatamente di porre i rapporti sul terreno della violenza, della guerra e del conflitto. Nella sua postura tipica l’istrice manifesta la volontà di una relazione che si propone di evitare la famosa lotta hegeliana tra opposte autocoscienze. L’individuo che nel suo rapporto con l’altro detesta l’odio, la negatività e tutte le forme assunte dalla pulsione di morte, eccelle in questa logica della piega di resistenza che genera la schivata benefica.

L’istrice, oltre ad autorizzare la negazione del negativo, rende possibile la realizzazione del positivo. Permette di pensare, sempre metaforicamente, la necessaria giusta distanza nei rapporti umani. Per definire il luogo ideale, questo punto magico, né troppo vicino né troppo lontano, propongo il concetto di eumetria. La formula topografica di questa metrica ideale è la seguente: vicino quel che basta per non trovarsi nella promiscuità-prestarsi qualche volta, ma mai darsi. L’equilibrio si raggiunge in questo punto, da cui origina ogni proposizione etica. Troppo distante, è in agguato la misantropia; troppo vicino, minaccia la saturazione. L’eumetria implica porsi a uguale distanza dall’odio dell’umanità e dall’irenismo nei confronti degli altri. Né il ricorso integrale al deserto degli anacoreti e dei rinuncianti, né l’eccesso dei contatti frequenti: l’altro va consumato con moderazione. E’ necessario perciò trovare una situazione ideale ed edonista nella quale non si soffre né della presenza eccessiva né della mancanza crudele dell’altro. Tra il solipsismo dei deserti solitari e il dispetto delle logiche comunitarie, si impone un’aritmetica.”

Nel corpus cattolico, l’animale viene assimilato al peccatore. Agostino,sempre lui, decisamente quando si tratta di dire sciocchezze, stabilisce una relazione tra il rivestimento di spine e il carico di peccati. …..

Ripiegato, appallottolato, solipsista per libera scelta, sbaglia quando rivendica e realizza la sovranità, senza preoccuparsi di ricorrere al trascendente, o sperare nel soccorso divino.

Peccato mortale ed errore imperdonabile per i venditori di oltremondi: non è possibile esistere indipendentemente dal prossimo, perchè la vita si giustifica per esso e per mezzo di esso.

…………..L’istrice fornisce la metafora della giusta distanza e , d’altro canto, la teoria del contratto fornisce i mezzi di questa posizione ideale. Il celibe non si nega alla relazione , al contrario, la desidera e la realizza da libertario, ansioso di preservare la propria libertà , sia quella dell’altro. Impegnato nei limiti del possibile, estraneo ad ogni mistica delirante e utopistica, associa l’amore alla scelta incessantemente reiterata, la fedeltà all’espressione della memoria.

 

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