La verità su Caporetto- A. Mola e A. Zaccone ad Acqui

La verità su Caporetto- A. Mola e A. Zaccone ad Acqui

La verità su Caporetto, l’ufficio storico SME ripubblica la relazione dell’inchiesta (1919) curata da Aldo A. Mola e dal col. Antonino Zarcone

Fa parte della leggenda negativa sulla Nuova Italia: da un canto le tare originarie dello Stato, dall’altro la nolontà degli italiani di battersi. Il mito di Caporetto fu ingigantito dall’ Inchiesta (1919), introvabile nelle biblioteche più fornite e mai ripubblicata sino alla nuova edizione curata da Aldo A. Mola e dal col. Antonino Zarcone, Capo dell’Ufficio Storico dello SME (febbraio 2014).
Ma che cosa davvero avvenne a Caporetto Il 24 ottobre 1917 gli austro-germanici, con le mani libere a est per la rivoluzione in corso in Russia, sfondarono il fronte della Seconda Armata italiana sull’ Alto Isonzo. Fu una sorpresa strategica.

Capì ta tardivamente la dimensione della rotta, il Comandante Supremo, Luigi Cadorna, ordinò l’arretramento generale al Tagliamento e poi la difesa a oltranza sulla destra del Piave: manovra dolorosa ma necessaria, eseguita in due settimane. In primo tempo caotica, la ritirata divenne tenace battaglia d’arresto. Come documenta Antonino Zarcone, il re e il nuovo comandante Supremo, Armando Diaz, orchestrarono la riscossa. L’Italia fece quasi tutto da sè. Si preparò a respingere la nuova offensiva nemica (battaglia del Solstizio, giugno 1918), ad attaccare e a vincere (Vittorio Veneto, 24 ottobre – 4 novembre 1918). molan

Però Caporetto rimase un incubo. Incalzato da chi pretendeva un’indagine parlamentare sulla rotta e mentre venivano insinuati persino complotti politici e tradimenti di generali, il governo, presieduto da Vittorio Emanuele Orlando, il 12 gennaio 1918 istituì la Commissione d’Inchiesta su Gli avvenimenti dall’Isonzo al Piave, poi divenuta indagine su Le cause e le responsabilità degli avvenimenti dall’Isonzo al Piave. Fra il 15 febbraio 1918 e il 25 giugno 1919 la Commissione tenne 241 sedute, raccolse una mole enorme di documenti, approntò la Relazione (scritta dal colonnello Fulvio Zugaro, coadiuvato da Efisio Marras e altri) e la consegnò al governo (24 luglio). Il 10 agosto ne comparve il vol. II, accolto come denuncia a tutto tondo della condotta dei vertici militari: Cadorna (bollato come egocentrico), Porro (un incapace), Capello (un macellaio), Cavaciocchi, Bongiovanni, Montuori…e molti altri alti ufficiali. La polemica da parte dei partiti di opposizione e dei giornali divenne rovente e si intrecciò con quella sulla vittoria mutilata. In settembre la Relazione fu discussa alla Camera, ormai prossima allo scioglimento, mentre Gabriele d’Annunzio capitanava la Marcia di Ronchi su Fiume.

L’ Inchiesta escluse responsabilità del governo e cause politiche. Mise invece sotto accusa la catena di comando, tacciata di aver alimentato il malcontento nell’Esercito e nel Paese con metodi vessatori (decimazioni, condanne a morte, ecc.), generando il collasso. La realà , però, fu molto diversa. Lo documentano studi scientifici, quali L’importanza dell’azione militare italiana. Le cause militari di Caporetto del gen. Adriano Alberti (pronta dal 1923) e le ricerche svolte dal gen. Angelo Gatti, che raccolse testimonianze su Vittorio Emanuele III, alti ufficiali e politici, in massima parte sinora inedite. Tuttavia la sconfitta di Caporetto, pur seguita dalla vittoria finale, fu enfatizzata come rivelazione di un morbo congenito dello Stato, incapace di interpretare la Nazione.

La riedizione dell’Inchiesta – scrive nella prefazione Aldo A. Mola – costituisce un’apertura di credito da parte dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito nei confronti degli studi storici e della pubblicistica nel centenario della grande Guerra. E’ un invito a misurarsi con la verità dei fatti e con la loro deformazione tuttora perdurante: pregiudizi, anzichè giudizi.

L’Opera consta di due volumi Dall’Isonzo al Piave, 24 ottobre “ 9 novembre 1917, a cura di Aldo A. Mola e del Col. Antonino Zarcone, Capo dell’Ufficio Storico SME, pp.50+376+580 e di un Cd che riproduce le 22 Tavole dell’edizione originaria. Tutta l’Opera è anche in Cd.
Essa è pubblicata dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (via Etruria 23, 00183, Roma) con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, del Centro europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello Stato e dell’Associazione di Studi sul Saluzzese. La nuova edizione documenta la collaborazione tra centro e periferia: con poco si possono fare ottime opere.

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