La historia di Pio Angulo di Gianmario Gelati

La historia di Pio Angulo di Gianmario Gelati

LA STORIA di PIO ANGULO

E’ la storia di motori epistemologici diversi e contrastanti, in eterna lotta tra di loro, e che hanno contribuito ad agitare il mondo delle idee, nelle culture dei continenti di tutta la terra, da centinaia di anni.
Nel dicembre 2013 e gennaio 2014, per 2 mesi ho soggiornato in Argentina, per viaggio di piacere e di lavoro.
Gli eventi che mi hanno ispirato questa storia, si svolgono a Bell Ville, piccola città della periferia di Cordoba, 500 km a nord ovest di Buenos Aires. Piccola città della pampas argentina, con circa 30-35 mila abitanti.
Sono stato ospitato per 3 giorni in questa città, dalla nonna del mio caro e fraterno amico Marcos I. Filiberti.
Questa signora nata a Bell Ville nel 1918, era in splendida forma e gode tuttora di intatta ed invidiabile capacità mnemonica. Mi invitò ad andare a visitare la chiesa principale e soprattutto ad osservare la statua del Cristo, opera di uno sconosciuto artista italiano. Mi raccontò che quest’opera faceva bella posta di sé davanti all’altare da circa 25 anni, benché non avesse riscosso un alto gradimento nella locale comunità cattolica.
A distanza di poche ore, ero nella chiesa .
Stupito ed ispirato dalla bellezza di quella statua.

Il corpo di Cristo era nella postura classica della crocifissione, ma la croce era assente.
Il Cristo era raffigurato come un uomo sofferente, nella sua essenziale magra corporeità.
Uomo fatto di carni lacerate, la pelle e i tendini ed i muscoli erano straziati dalla penetrazione di chiodi invisibili. Infatti i chiodi, come la croce, erano anch’essi inesistenti nella rappresentazione.
Inoltre il volto del Cristo sembrava quasi stonare con il resto del corpo; manifestava una straordinaria calma apparente, la definirei quasi imbarazzante. I lineamenti del viso erano appesantiti dalla stanchezza, ma nel contempo, appagati da una consapevolezza spirituale piena e pervasiva; non turbata dal dolore delle carni deturpate.
Venni a sapere che quest’opera fu regalata negli anni ‘90, da un amministratore locale, Filippi, di origine italiana, e ricordato dai locali come un politico massone.
La faccenda stava prendendo una piega inaspettata e meritava di essere approfondita.
Feci delle indagini e venni a scoprire che la statua del Cristo sembrava rappresentare l’ultimo anello di una catena, di azioni e contro-reazioni, tra l’organizzazione culturale laica argentina e la chiesa; un guerreggiare che mi ha ricordato le bellissime storie, ambientate a Brescello, di Giovannino Guareschi.
In base alle informazioni ( sottoposte a verifica nella sostanza, anche se non ho avuto modo di controllarne l’esattezza in ogni dettaglio ) di cui venni a conoscenza, credo che l’inizio di questa contesa, ambientata a Bell Ville, sia databile ai primi anni del ‘900, allorché la giunta comunale, a larga componente massonica, con a sindaco A. Gonzalez, decise di erigere un monumento nella piazza principale del paese, proprio davanti alla chiesa.
Il tema prescelto da rappresentare fu “la libertà”. Allo scopo venne eretta la statua di una donna , a torso nudo, provvista di grandi e possenti mammelle, dure come la pietra.
L’eroina era rappresentata mentre tendeva verso la chiesa il braccio, a cui era ancora attaccata la catena spezzata, simbolo dell’affrancamento. La libertà tanto agognata, era manifestamente conquistata.
L’opera fu da subito motivo di scandalo.
Primo fra tutti si attivò Pio Angulo, il parroco della chiesa, sita nella stessa piazza.
Questo prelato orchestrò una campagna di denigrazione dell’opera; asserendo che fosse indegna e capace di corrompere i costumi morali della città.
Alla fine, questa campagna persuasiva, ottenne un certo successo. Pio Angulo riuscì a sensibilizzare la sua comunità cattolica. Così, nel buio anonimato della notte, un gruppo di ragazze e ragazzi del posto, alla fine si attivarono. Coperti di cappuccio e mantello crociato salirono sulla statua e le spezzarono il braccio.
Tante discussioni si susseguirono all’atto vandalico.
Infine venne deciso di spostare la statua nella periferia della città e venne deciso di redigere , nello stesso sito, al posto dell’eroina, sempre sul tema della libertà, un altro monumento.

 

“La Libertà” dove si trova ora, in periferia di Bell Ville, Av. Costanera.

Fu deciso che venisse rappresentato l’eroe massone Josè de San Martin a cavallo, mentre indica le Ande, l’ovest.
La statua di San Martin prese così il posto della prosperosa eroina vandalizzata .
Guarda caso i glutei del cavallo andarono a finire proprio verso la facciata della chiesa, Immacolata Concezione.

La statua di J. De S.Martin, nella piazza del centro di Bell Ville.

Pio Angulo riprese a protestare, ma stavolta le sue rimostranze non ottennero successo e la statua rimase al suo posto.
La dinamica di questa storia, mi ha acceso il ricordo delle grandi difficoltà incontrate in Italia, a fine ‘800, per erigere un importantissimo monumento alla libertà, al campione e martire del libero pensiero. Mi riferisco al monumento a Giordano Bruno, in Roma, piazza Campo dei Fiori, nella piazza dove fu consumato il suo rogo, il 17 febbraio del 1600. Il suo monumento fu fortemente promosso da un comitato universitario, composto da numerosi fratelli del Grande Oriente d’Italia. Tra questi Adriano Lemmi, Aurelio Saffi, Giosuè Carducci ed Ettore Ferrari. Il Ferrari che poi, gratuitamente, scolpì l’opera, e che diventerà, ai primi del novecento il Gran Maestro. Grandissimi gli impedimenti per riuscire ad erigere il monumento. Sia sul piano amministrativo, infatti il Sindaco di Roma, Principe Leopoldo di Torlonia si mostrava sensibile alle pressioni degli elettori cattolici. Sia sul piano politico nazionale, dove i Presidenti del Consiglio, i massoni Depretis prima e Crispi dopo, tentavano di riavvicinarsi al Papa. Sia per l’ostracismo delle autorità ecclesiastiche e del Papa stesso, Leone XIII, che giunse a minacciare di andarsene da Roma, nel caso il monumento fosse stato eretto.
Alla fine la statua di Giordano Bruno fu posizionata nel 1889, nel punto esatto del rogo. Ma il progetto di rappresentare Giordano Bruno, con il braccio alzato, indicante il Vaticano e le sue colpe non passò.
Rimase, con le braccia conserte, e solo lo sguardo, cupo rivolto verso la dimora papale

GiordanoBruno

Il monumento di Giordano Bruno in Campo de’ Fiori a Roma.

Tornando alle vicende di Bell Ville.
Cinquanta anni dopo l’atto vandalico alla statua della eroina, il vice-sindaco Filippi regalò la statua del Cristo appeso alla croce invisibile alla chiesa; e questo finì per rappresentare il bene artistico più rappresentativo.
Ho scoperto che il titolo dell’opera è “ Lux Mundi”.
Mi è da subito sembrata l’ultima battaglia di una guerra culturale durata un secolo.
La mia personale interpretazione è che sia la “vittoria della libertà.
L’idea che immagina il Cristo come l’uomo libero anche dall’oppressione della carne.
Come non ricordare Sisifo, nella suggestiva interpretazione di Albert Camus .
L’eroe mitico che s’affatica incessantemente nello spingere un pesante macigno fino alla cima della collina, dove poi rotolerà . Una punizione da scontare per l’eternità.
Il corpo di Sisifo, come quello del Cristo senza croce, è straziato dalla fatica, ma mentre scende dal pendio, si riconosce sul suo volto, la calma e la gioia di un sorriso, ben definito e rivelatore .
Sisifo è da immaginare felice, conclude A. Camus.
Perché non c’è destino avverso che non possa essere beffato dal tragico sorriso della consapevolezza .

Storia della massoneria italiana
Autore Mola Aldo A.
Dati 2001, 1088 p.
Editore Bompiani (collana Storia paperback)

Il mito di Sisifo
Autore Camus Albert
Dati 2013, XXXIV-137 p., brossura, 12 ed.
Traduttore Borelli A.

L’uomo in rivolta (L’Homme révolté), Parigi/Milano,
Gallimard/Bompiani, 1951/2002.
Editore Bompiani
(collana I grandi tascabili)

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