La gnosi – di Gianmario Gelati

La gnosi – di Gianmario Gelati

Introduzione

Questa breve disamina prende spunto dall’ipotesi che gli gnosticismi non siano solo un tema culturale ma possano rappresentare, di per sé, una metodologia epistemologica .
Il metodo scientifico ha impiegato decine di secoli ad affinarsi ed ad indicare con precisione quali siano i corretti atteggiamenti epistemologici a cui attenersi. Al metodo scientifico corrisponde l’atteggiamento psichico dello scienziato; che si pone nel confronto del mondo fenomenico con l’evidente intenzione di conoscerlo attraverso la sperimentazione ed escludendo ogni possibile interferenza con il proprio io. Tecnica mentale, dal punto di vista della tipizzazione psicologica, di tipo estroverso.
Conseguenza dell’applicazione delle applicazioni scientifiche è stata l’imponente sviluppo della tecnica. Il metodo scientifico è estremamente potente e ontologicamente corretto; al punto da presentare il conto del dubbio, paradossalmente, con lo sviluppo delle sue stesse teorie; basti pensare alle conseguenze delle ipotesi dell’interpretazione di copenaghen o al miagolio paradossale del gatto di schròdinger.
La gnosi, al contrario, sviluppa temi che, apparentemente, sottostanno ad un atteggiamento mentale di tipo introverso e che non hanno avuto sviluppi e ricadute nel tessuto del mondo fenomenico, neppure sul piano relazionale-intellettuale. Però anche questa metodologia presuppone un atteggiamento psichico obbligato. In relazione alle letture gnostiche, che per numerosi anni mi hanno affascinato, ho provato ad immaginare, i gradini mentali necessari per accedere a questa forma di ricerca ontologica.
Gli gnosticismi, dal punto di vista propriamente storico, sono movimenti filosofici – religiosi che nascono poco prima dell’era cristiana ( kessler 1882 ) , per poi svilupparsi e raggiungere la massima diffusione tra il ii e iv secolo della nostra era. Successivamente, infatti, la loro divulgazione sarà vietata dal consiglio di nicea del 325 d.c. E continueranno a diffondersi con il nome di ‘‘rex deus’’ solo in misura ridotta, in condizione di clandestinità . Erano sostanzialmente dei sincretismi dei sistemi religiosi dell’antichità ; dalle religioni misteriche al zoroastrismo, dalla kabbalah alle filosofie ellenistiche ed al cristianesimo dei primi secoli. . Tra i suoi rappresentanti più noti: marcione, valentino, basilide, carpocrate, simon mago. La gnosi però è anche considerabile, in una prospettiva più ampia, in senso evolutivo e filosofico, come un modo di essere e pensare proprio dell’essere umano .
In dettaglio, la modalità del pensare che si compie nell’atto della ricerca della “vera conoscenza’’;quindi, come il funzionalismo naturale della coscienza nell’atteggiamento conoscitivo intellettuale. Jung fa addirittura coincidere la comparsa della gnosi, intesa in questo senso, con la nascita delle categorie spazio ““ tempo.
Questa consapevolezza intellettiva sarà direttamente connessa con il concetto di anima universale; l’anima dei, anima mundi.
Questa concettualità di gnosi e di anima, ntesa nel modo in cui la pensiamo ora compare improvvisamente solo nei testi antichi a partire dal vi secolo a.c . Non a caso il vi secolo a.c. È il cosiddetto secolo della “œesplosione cognitiva” , dell’età assiale; il secolo in cui si diffonde uno sviluppo formidabile della cultura intellettuale umana. E’ in questa età che si diffonde l’uso della scrittura sillabica che sostituisce la scrittura cuneiforme, la geroglifica e l’ideografica.
Sempre in quest’epoca nasce la filosofia occidentale della antica grecia, con solone,talete, pitagora ed eraclito, e la diffusione dell’orfismo ed dei riti dionisiaci; così come in cina nasce confucio e laozi e si diffonde il taoismo, le upanisad in india, ezechiele in giudea. In tutte queste società , in un breve lasso temporale, si impone al vertice della cultura il misticismo e lo spirito di gnosi la gnosi diventa quindi una metodologia epistemologica intellettuale e rappresenterà il motto iscritto sul tempio delfico di apollo “œ gnoti seauthon’’. Anche le neuroscienze quali la neuropsicologia e le scienze cognitiviste hanno colto la novità intellettuale esplosa 3 mila anni fa . A quel periodo viene infatti datato l’inizio della mente teoretica che sostituisce ed integra la forma mentale precedente cosiddetta “ mente orale mitica’’. La mente teoretica è l’ultima ed attuale forma di mente condivisa dalla nostra specie.secondo le teorie cognitiviste emergentiste, le illusiviste e le memetiche solo con la diffusione della recente mente teoretica è comparsa la coscienza, così come la conosciamo e riconosciamo in noi. Questa recentissima comparsa ( poco più di un centinaio di generazioni ) spiegherebbe perché molte delle funzioni mentali, che le sono familiarmente attribuite, siano solamente illusorie. La coscienza infatti non serve ad identificare e quindi non è copia dell’esperienza non è necessaria a formulare concetti . Non è necessaria per l’apprendimento. Non è necessaria per formulare giudizi e pensare. Non è necessaria per ragionare. Se non nella fase di istruzione.
Non è necessaria per decide, non controlla la volizione. Cosa ne rimane della funzione della coscienza per teorie evolutive della mente? E’ l’invenzione di un mondo analogale al vissuto comportamentale; sulla base del linguaggio . E’ principalmente -una metafora lessicale con caratteristiche di spazializzazione ( non si può pensare al tempo se non spazializzandolo ) ( jaynes ) un operatore illusoriamente connesso con la volizione con la caratteristica di narratizzazione e conciliazione (l’attività di dare un senso ed un criterio di unicità ). –capace di creare l’analogo io e la metafora sè e’ da rilevare inoltre, come queste constatazioni di evidenze scientifiche, siano in gran parte negate dai fruitori della coscienza stessa. Come una torcia che illumina il buio, lo spazio illuminato è ristretto solo al fascio di luce e non si evince del buio attorno ; così non possiamo essere coscienti di ciò che è inconscio. Il dualismo ( l’idea che mente e corpo siano 2 entità separate ) è la tentazione costante della natura umana , in quanto sembra confacersi perfettamente alla nostra percezione della coscienza. Ma il dualismo anima ““ corpo è proprio il terreno fecondo su cui lavora il metodo gnosico.
Terreno fecondo perché mai solcato prima dal pensiero umano, privo del tessuto cosciente, caratteristico della mente teoretica. La gnosi è una funzione della mente atta ad indagare sulla rappresentazione del teatro cartesiano della mente stessa. La gnosi, in termini evolutivi, è la conseguenza diretta della nuova forma di coscienza propria della mente teoretica.
La gnosi nasce quindi come diretta conseguenza dell’acquisizione della metafora sé da parte del cosciente. Anzi più dettagliatamente : la gnosi opera in virtù di una duplice consapevolezza del sé. 1)la prima valenza consapevolizzata è quella della rappresentazione esplicita dell’io. In questa forma di pensare il sé , esso non si riconosce nel mondo del divenire. Perché scopre che è nella conoscenza stessa che si attua l’enigma del meccanismo conoscitivo ; enigma consapevolizzato da un sé soggetto ( il mondo dell’essere ) che si pensa mentre attua la conoscenza di un oggetto ( il mondo fenomenico del divenire ). Questa consapevolezza rende evidente che qualsiasi forma di conoscenza non possa essere assoluta;che un’osservazione solo ed assolutamente oggettiva sia inattuabile. E’ il fondamento dello scetticismo metodologico e della sospensione del giudizio.
Questa intuizione è alla base del cosiddetto thauma ,il senso di angosciante meraviglia, che per aristotele e platone e sostanzialmente per tutta la filosofia ellenistica , è alla base della nascita della filosofia. La scoperta inquietante e scioccante di come il mondo fenomenico e la struttura identitaria , tanto ben “ apparecchiati “ nel tessuto del cosciente , siano invece , ad un più intenso livello di consapevolizzazione, dei costrutti totalmente illusori.
2)la seconda valenza consapevolizzata è che la coscienza stessa non rappresenti la totalità dell’ essere pensante della nostra mente ; e che anzi ne rappresenti solo una minima parte. Questa seconda evidenza , attraverso un meccanismo conoscitivo di tipo intuitivo, rende possibile l’accesso alla conoscenza dell’anima . Ecco che l’anima ( il sé inconscio ) assume il ruolo di arbitro del destino ultimo dell’uomo. L’anima diventa l’ entità protagonista, pur essendo solo postulata perché non accessibile al conscio . E’ ipostatizzata , nasce come processo di emanazione ( plotino ) direttamante dalla materia divina, incorruttibile ed indivisibile. Questa intuizione è alla base sia della concezione della nous greca , sia dell’ananke . La nous è l’intelligenza cosmica , l’anima universale. L’ananke è la negazione del libero arbitrio per la coscienza umana , che è sottoposta , come tutto il resto del mondo del divenire , ad un determinismo assoluto. Questa seconda forma di consapevolezza è ristretta ad una piccola percentuale di intelletti particolarmente dotati ; un”˜elite a cui è possibile accedere o per nascita intellettuale od attraverso un percorso iniziatico. Solo questi pensatori possono giungere alla mera visione dell’essere, chiamato ad esempio anima universale oppure uno da eraclito e da plotino. Molti gnostici possono però accedere agli archetipi . Gli archetipi fanno parte del sé ( della nous ) in modo spurio; contengono ancora collegamenti con il mondo analogale della coscienza. . L’essenza divina, l’anima dei anima mundi , non è comunicabile attraverso l’uso dei mezzi linguistici. E’ necessaria un’iniziazione; una morte e la conseguente rinascita ad una nuova consapevolezza. Per accedervi sono state tramandate almeno due vie distinte : una via intellettuale di rappresentazioni simboliche ed una via mistica; ad entrambe poi si associano misure comportamentali di tipo etico da attenersi nel mondo illusorio dei sensi. Nella via iniziatica mistica viene ricercato uno stato di coscienza alterato che permetta di accedere al mondo dell’anima universale e che renda consapevoli della vita immortale . Esempi di questi percorsi sono i riti dionisiaci , i miti dei cabiri di samotracia , i dioscuri di creta , il culto egizio di osiride , di atum a eliopoli , di phtah a menfi , di ahvramazda a babilonia ed anche riti eleusini ; tutte vie di iniziazione per l’anima. Nella via iniziatica intellettuale si è tentato invece di diffondere la visione gnostica dell’anima universale attraverso il linguaggio. Al fine di comunicare l’indicibile , l’incomunicabile essenza primogenia , si ricerca una concettualità , che non sia il frutto di una metafora. Un concetto ““ engramma che non sia aderente al piano della rappresentazione linguistico del mondo fenomenico e comportamentale, di cui il nostro pensiero cosciente è pervaso.
Una concettualità evocatrice di simboli che si riallacciano ad archetipi ; strutture mentali legate a forme di pensiero pregresse e non consce. Strutture di pensiero e di ideazione che sono presenti nel nostro sé sia per l’origine filogenetica ( i milioni di milioni di menti riprodottesi dei nostri antenati) che per l’origine ontogenetica (le diverse forme mentali che abbiamo vissuto noi stessi, durante la nostra crescita corporea). Ecco quindi la ricerca della parola che ritroviamo dalla bibbia alla numerologia pitagorica ;dal “ verbo che si fa carne” nel vangelo di giovanni ; allo studio della cabalah. La parola che permetterebbe di accedere alla concettualità della rappresentazione dell’essere ; che permetterebbe di cogliere il “ganz andere “ “il profondamento diverso” del mysterium tremendum et fascinans di rudolf o. I filologi gnosici , attraverso il viaggio alchemico ( steiner), stralcialdo il velo di maya ( buddhismo), cogliendo gli stati sub specie interioritatis ( arturo righini), affermano di si; che sia possibile cogliere l’essenza primaria, la nous , il grande architetto dell’universo .
Questa consapevole acquisizione è solo di tipo concettuale intuitivo. Il tentativo di rappresentarlo nella forma della parola, nell’ambito della razionalità , nella forma mentale della coscienza del tempo spazializzato appare invece impossibile . Rimane una ricerca affascinante e meritevole di ogni sforzo; ma che finisce con il sottolineare la liricità della condizione razionale umana , insufficiente a raggiungere l’obiettivo. Ecco che in questo contesto lo sforzo cognitivo è rivolto al “œconosci te stesso”. Questo è il tema nodale della filosofia greca ed il messaggio esoterico delle metempsicosi di pitagora; il messaggio del rapporto tra il dionisiaco sé e l’apollineo io della tragedia greca rilevato da nietsche; il tema che si ripresenterà nella dialettica medievale tra realisti e nominalisti; nell’idealismo ed esistenzialismo della nostra attualità . Jung ( già in parte anticipato da altri come gothe ) ha brillantemente trasferito questa disputa su materialismo ed idealismo dal piano filosofico al piano psicologico e di costruzione del proprio io. Jung ha anche indicato , nel processo di individuazione , la sua via iniziatica, di stampo intellettuale, per riunire l’io conscio con il sé inconscio.

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