Filosofie dell’essere e del divenire – Gianmario Gelati –

Filosofie dell’essere e del divenire – Gianmario Gelati –

Casalino-3FILOSOFIE DELL’ESSERE E DEL DIVENIRE

Ali cosmiche deve possedere il filosofo del divenire.

Deve intuire quanto ci sia di più ampio rispetto al nostro io ed al suo contenuto razionale .

Sentire l’essere o sentire il divenire. Sentirlo come di propria assoluta appartenenza, come tatuato sulla pelle dell’anima.

E’ questa la percezione che divide filosoficamente il genere umano ed è la percezione protagonista di questo articolo.

FILOSOFIE DELL’ESSERE E DEL DIVENIRE

La percezione che tutto sia divenire è shoccante.

Se si aderisce al divenire si è destrutturati; si giunge all’auto negazione dell’io.

Rimane il pathos tragico; quell’elemento che solo rappresenta il soggetto conoscitivo dell’omnicomprensività del divenire.

Aderire all’essere significa non cogliere o non fare propria questa intuizione terrificante. Significa sentire una profonda repulsione, per questa percezione, che tutto divora in quanto potenza dionisiaca. Significa sentire la necessità di costruire argini difensivi di idealità evocate.

Vivere il dovere di estrapolare dal contesto delle parole, e quindi dalla razionalità , che è¨ la nostra modalità conoscitiva tipica, delle concettualità di più fine astrazione che non sembrino finire divorate dal divenire. Aderendo alla filosofia dell’essere ci si proietta in un mondo astratto, fatto di idee senza riferimenti empirici, il mondo realista di Platone e della scolastica medioevale e che arriva fino a Cartesio etc.

Il cogito ergo sum coglie proprio dalla definizione dell’io il presupposto logico necessario per l’ essere.

Ogni costruzione metafisica sposta la prua della direzione conoscitiva dal divenire all’essere; per i pensatori che appartengono ala filosofia del divenire sono tutte confutabili. Già agli occhi di Eraclito lo sarebbero state. Sono infatti costrutti deliranti perchè oggettivano contenuti che sono solo allucinazioni; privi di un’aderenza al mondo fenomenico delle percezioni.

Le filosofie dell’essere sono destinate a costruire metafisiche che ricercano nelle complessità linguistiche e delle astrazioni concettuali, i punti cardine su cui basarsi. Per queste necessità sono articolate in un linguaggio altrettanto complesso ed enigmatico. Utilizzano vocaboli e parafrasi che ritrovano una coerente valenza simbolica solo nella più recondita profondità dell’intuizione logica verbale. Queste metafisiche più sono spinte in questi territori oscuri metaforici e maggiormente appaiono aderire al criterio di credibilità .

In esse si rileva, con il tempo, una sempre maggiore artificiosità creativa. Se può oggi apparire banale discutere dell’uomo velato o della dimostrazione logica della scolastica medioevale dell’esistenza di dio; già la metafisica cartesiana è¨ tuttora capace di accendere il dubbio.

Comunque gli strumenti di accesso per la comprensione delle metafisiche dell’essere sono disponibili a tutti. Appartengono a criteri della razionalità . Così come si può ragionare di esperimenti scientifici o di analisi matematica.

Giungere a comprendere che il divenire sia pervasivo a tutto il conoscibile, è¨ invece legato a meccanismi di comprensione che esulano dagli schemi logici del linguaggio. Quanto meno del linguaggio cosciente; cioè¨ quella forma che rappresenta il contenuto ed il contenitore della razionalità . Il pensiero razionale è¨ infatti una metodologia epistemologica.

La razionalità è¨ la modalità di pensiero che usiamo pressochè ininterrottamente dai 3-4 anni di età . Siamo educati e cresciuti con questa tipologia di pensiero.

Al punto da esserci dimenticati dell’esistenza dell’inconscio.

Una tale sicumera da non farci più comprendere che i contenuti di stabilità con cui la razionalità dipinge la realtà , siano illusori in quanto modi di rappresentazione simbolica, piegati allo spazio “ tempo “ persona.

Sicuri al punto di non sentire più il determinismo che soggiace nel mondo fenomenico e nel mondo cosciente delle rappresentazioni .

Certi al punto di non dubitare delle coscienze malgrado l’impossibilità di esperirle in pluralità; e non cogliere più la terribile consapevolezza della solitudine, propria di ogni nucleo pensante.

L’evoluzione è¨ costituita da un algoritmo che è¨ privo della concettualità di progresso. Si limita a rilevare, con la loro stessa esistenza, i geni ed i memi vincenti.

In questo senso, nella cultura di questi ultimi 2.000 anni, la razionalità intesa come dominante metodo di apprendimento conoscitivo e consolidante la struttura psichica dell’io , è¨ stata la vincitrice assoluta. La razionalità è¨ stata premiata dall’evoluzione.

Sia lo sviluppo filogenetico che quello ontogenetico evidenziano altre forme di accesso alla conoscenza. Vi è¨ una forma posturale, sia conscia che inconscia; ed una forma linguistica non consapevole.

Solo un centinaio di generazioni fa questo tipo di concettualità non era perduta ed era evidente nel tema dell’ananke e della nous, della grecia classica.

La forma di pensiero che chiamiamo razionale fortifica l’io; lo fortifica e lo gonfia fino a renderlo ottuso ed insensibile alle altre forme di conoscibilità , a lui precluse. Le filosofie dell’essere sono figlie della razionalità. Sono infatti elaborate attraverso la simbologia evocata dalle parole e sono rafforzanti la struttura dell’io.

Possedere ali cosmiche è , al contrario , l’attestato del filosofo del divenire che sente il compito di rappresentare, di evocare l’universo che è¨ al di fuori dell’io. La missione è indicibile ma va a coincidere con il destino stesso dell’uomo. E’ in questo titanico percorso che si accresce il patos tragico; la incoercibile forza consapevole che colora di liricità il destino umano.

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VIE DELL’ESSERE VIE DEL DIVENIRE

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PLATONE & SOCRATE PAGANESIMO BUDDHISMO CONFUCIANESIMO ERACLITO

PARMENIDE HEIDEGGER SARTRE OMERO RITI BACCHICI ELEUSINI

MONOTEISMI STOICISMO EPICUREISMO SPINOZA SCHOPENAUER NIETSCHE

CROCE – GENTILE SPAVENTA RENSI CAMUS CIORAN

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IO RAFFORZATO IO INDEBOLITO

La consapevolezza del divenire totalizzante è invece aristotelicamente apodittica. Non si può percorrere la usuale via logica per accedervi. La razionalità esiste in quanto struttura dell’io; soggetto ed oggetto spazializzato e tempo. Prendere consapevolezza del divenire è invece un’esperienza che si riallaccia all’universalità ; è tessuto mentale che si estende al di fuori del costrutto dell’io e del tempo.

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