Emilie du Chatelet e mc2

Emilie du Chatelet e mc2

“Un grande uomo la cui unica colpa era di essere una donna” (Voltaire)

Ed ecco un altro personaggio femminile che ritengo molto interessante. Sono felice come se avessi vinto un terno al lotto quando scopro qualche grande donna il cui operato nell’ ambito della storia della fisica moderna fu di grande importanza, anche se fu poco conosciuto, solo perché proveniva da una donna.

Émilie du Châtelet nacque nel 1706 in Francia durante il regno di Luigi XIV, alla corte del quale il padre aveva incarichi molto prestigiosi. La sua famiglia era di elevatissimo ceto sociale e grazie a questa posizione fu stimolata a sviluppare interessi sia linguistici che scientifici riservati esclusivamente ai rampolli di sesso maschile delle grandi famiglie. Al tempo stesso Emilie non rinunciò a quella dorata vita mondana e frivola tipica della nobiltà dell’epoca.

Nonostante nel Settecento le donne fossero escluse da una formazione di livello superiore, oggi diremmo universitario, Émilie du Châtelet si costruì durante il corso della vita una preparazione di altissimo livello, che le permise di frequentare salotti di confronto didattico dove conobbe alcune grandi menti scientifiche dell’epoca.

Fu in tali occasioni che conobbe anche Voltaire, con il quale intraprese un forte sodalizio intellettuale e sentimentale. Stimolata da Voltaire ad approfondire la sua conoscenza scientifica, la Châtelet pubblicò nel 1737 una traduzione dal latino degli “Elementi della filosofia di Newton” e tre anni dopo diede alle stampe “Istruzioni di fisica”, un’esposizione delle teorie del filosofo Leibniz.

Donna sposata con matrimonio politico e madre di tre figli Emilie non rinunciò mai ad avere numerosi amanti nella sua vita e nel 1748 intraprese l’ennesima relazione amorosa, che ebbe però risvolti per lei fatali. Rimase incinta all’età di 42 anni, che per le donne dell’epoca significava grandissimi rischi nel superare una gravidanza in tarda età. Nel settembre del 1749 Émilie du Châtelet dette alla luce una figlia…E morì poi una settimana dopo.

Ora….

di certo conoscete questa formula E=MC2 (Energia = massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce) E conoscete molto bene chi ne è il creatore. Un concetto di base nella fisica è che ogni scoperta è sempre frutto di ricerche precedenti che hanno preparato il terreno. Il genio è solitamente qualcuno che per primo riesce ad intuire come collegare fra loro elementi preesistenti e ad incorporarli dentro ad un’osservazione o una scoperta originale.

Émilie du Châtelet fu di fatto una di quelle figure del passato che contribuì alla straordinaria formulazione che Einstein fece e che rappresentò in quella formula. Einstein lesse quel trattato da lei scritto “Istruzioni di fisica” basato sul lavoro di Leibniz unitamente alle osservazioni che la Chatelet riportò su esperimenti empirici che lei stessa condusse riguardo alla “progressione esponenziale” dell’energia dei corpi, imitando un esperimento dello scienziato olandese V. Gravesande.

Da tali esperimenti risultò che per esprimere l’energia di un oggetto in movimento esisteva un unico modo: moltiplicarne la massa dell’oggetto per il quadrato della sua velocità.

In parole povere grazie all’intuizione geniale di quella donna del 1700 in un esperimento fatto con palle di piombo che cadevano su un terreno di argilla e alle misurazioni dei suoi effetti, si arrivò alla conferma di quella “celeritas” al quadrato (c2) che fu poi presente secoli dopo nella formula di Einstein.

E lasciatemelo dire…

Quanto mi piace sapere che dietro a quella C al quadrato ci sia anche una Donna….

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