La casa di Psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica. Umberto Galimberti.

La casa di Psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica. Umberto Galimberti.

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La casa di Psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica.

Umberto Galimberti.

la casa di psiche copertina

 

 

 

 

Libro contraddistinto da un ritmo intenso, capace di trattare della riflessione consapevole della morte, sia nell’ambito dello studio psicologico che di quello filosofico.

A mio avviso, l’Autore possiede la stupenda la capacità  di rimanere sempre autenticamente  vicino al nodo centrale del tema, benchè tratti i punti di vista di Freud, Jung, Lacan, Trevi e ancora di Kant, Nietzsche, Jaspers.

Tutto nasce dalla consapevolezza del dolore e della morte, proprietà intellettuale, prettamente umana, e pressoché unica nel mondo della natura. Questa visione rende significativamente consapevoli che siamo un’esperienza di coscienza, gettata nel nulla del divenire. Una consapevolezza travolgente che nel contempo regala la capacità di vivere liricamente.

Il mondo greco antico ha saputo affrontare, con incredibile coraggio,  questa condizione della natura umana, sottolineando l’inadeguatezza del desiderio della natura individuale con il divenire del tutto. Ha infatti evidenziato come fosse l’unico grave peccato proprio il non accettare i propri limiti.

Noi invece siamo cresciuti in una cultura giudaico cristiana; che ha sostituito alla intuizione della verità, l’illusione di un mondo post mortem. Al senso del tragico si è imposta la fede e il suo potere salvifico.

A questo si è poi aggiunta la cultura tecnologica, che riduce ancora ulteriormente l’approfondimento del sé, relegando l’io al sua mera funzionalità. L’io viene quindi valutato, ed impara ad autovalutarsi, in base alle sue capacità adattative, alle sue qualità di ingranaggio della macchina; dal punto di vista  professionale, sociale e relazionale. Galimberti lo chiama inconscio tecnologico.

La “regola” è l’acme di questo percorso.

Come già  ricordava Nietzsche, la regola toglie al mondo il suo aspetto pauroso; non c’è verità nei saperi, ma sono le procedure dei saperi stessi che producono le supposte verità. La filosofia ontologica tratta proprio questo aspetto e la conoscenza di questi studi risulta di indispensabile importanza anche per chi si occupa di psicologia.

La nevrosi, ha quindi alla sua radice, il senso tragico del nulla, e non può essere debellata come scrive Freud; può essere lenita, attraverso un aumento di autenticità, nel processo di indivuazione Junghiano.

Questo è il percorso di gnothi seauton.

Questo è il percorso descritto da Jaspers, e la sua idea della “cifra” trova la sua incredibile potenza proprio nella capacità di collegare due mondi distinti, quello dell’io e quello dell’es.

Alla fine del percorso Galimberti giunge a trattare dell’etica conseguente.

La visione “dionisiaca” del mondo comporta l’affrancamento dall’etica giudaico cristiana; che basa l’etica sulle intenzioni individuali.

L’autore indica la via dell’etica del viandante; un peregrinare senza meta, perché la vita è corda che vibra e danza sull’abisso del non senso. Etica che esclude delle fondamenta stabili su cui fondare delle idee preconcette; etica che richiede una formidabile apertura mentale.

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